Nelle librerie un romanzo di Antonio Cogoni (Alfa Editrice)

Quartu antica e le storie di altri tempi

di Francesco Casula

E’ nelle librerie “Storie di altri tempi” (Alfa Editrice), un bel romanzo di Antonio Cogoni, per oltre vent’anni dirigente sindacale per professione e da sempre con la passione e l’hobby per la scrittura e per la ricerca storica. E sul versante storico si muove il suo romanzo: che prende l’avvio da S’Unda manna, il temporale-nubrifagio  che si abbattè su Quartu san’Elena il primo sabato di ottobre del 1889. Distruggendo in gran parte la cittadina campidanese: una vera e propria catastrofe biblica, per le cose ma soprattutto per le persone. Allicu, il protagonista del romanzo e testimone della tragedia, in seguito al ritrovamento di un vecchio messale, è condotto in un lontano passato, fra storia e leggenda, fra Museto,che  fra il 101516 tenta di conquistare la Sardegna  e la sua donna, Capitana, che darà il nome alla attuale località quartese. Nelle ricerca di un segreto da svelare, il romanzo riserva un finale inaspettato e sorprendente. Da leggere attentamente quindi. Anche perché, al di la della vicenda narrata, il romanzo rappresenta  una vera e propria sonda infilata nel passato di Quartu, di cui registra segni etnologici e antropologici, artistici e architettonici; un bastimento carico di preistoria, storia e di archeologia, ma soprattutto di riti e tradizioni, di cultura materiale e immateriale. A proposito di cultura materiale, è straordinaria la descrizione della vinificazione e dei saperi del bottaio Allicu come quella della casa, con sa lolla, “luogo in cui gli abitanti passavano molto del loro tempo svolgendovi gran parte delle loro attività. Vi lavoravano i prodotti della terra, trasformandoli in prodotti finiti, dai dolci al pane, al vino, all’olio, alla pasta”. O svolgevano lavori manuali come il cucito, il ricamo, i cestini. Il romanzo però non si pone né come mera operazione di recupero in qualche modo etnografico e antropologico, né come cernita di quanto sia vivo e di quanto sia morto nel magma della tradizione isolana. Tanto meno guarda all’indietro, magari per rievocare pateticamente tradizioni e miti: vuole semplicemente affermare che il passato è strumento di futuro e di vita e che il rinnovamento e “la modernizzazione” non passano dunque attraverso il seppellimento della cultura sarda e dei saperi tradizionali ma attraverso la sua conservazione e nello stesso tempo  la sua trasfigurazione in una concezione nuova e più alta del mondo.

Pubblicato su Sardegna Quotidiano il 15-4-2013

 

 

 

 

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