Nuovo Statuto e Indipendenza

 NUOVO STATUTO E INDIPENDENZA

di Francesco Casula

L’ipotesi indipendentista, fino a qualche decennio fa demonizzata e criminalizzata, oggi è entrata prepotentemente nel dibattito politico e nelle più alte sedi istituzionali e. sia pure in modo spesso confuso, sposata con convinzione e “batallata” con generosità da plurimi gruppi e movimenti. Ho però l’impressione che da parte di molti venga solo “agitata” e “propagandata”: con slogan e parole d’ordine astratte; piuttosto che “costruita”, e preparata. Temo cioè che molti pensino all’Indipendenza come a un evento che possa scoccare all’ora x, quasi naturalmente. O che comunque si ottenga con la conquista del Palazzo d’inverno, pardon, di Via Roma: cosa peraltro non proprio facile: se è vero che fin’ora, in Via Roma non siamo riusciti a entrare neppure con un consigliere! Non comprendendo che l’Indipendenza, non è un obiettivo che scatta, totu in unu, in un’ora x o con una maggioranza politica-elettorale (pure necessaria) ma costituisce un processo e un progetto da perseguire e costruire, die pro die, iniziando a praticarne degli “spezzoni” a livello culturale e linguistico, come a livello economico. Ovverossia praticando obiettivi che preparino e siano propedeutici all’indipendenza stessa. In questo senso uno degli obiettivi fondamentali che occorre perseguire, con determinazione è la riscrittura di un nuovo Statuto, come Carta costituzionale della Sardegna, che ricontratti con lo Stato Italiano (e con l’Europa), su basi federali (o ancor meglio confederali) il rapporto fra la Nazione sarda e lo Stato. Sono infatti convinto che lo Statuto attuale serva solo per amministrare la nostra dipendenza (coloniale): a livello economico come a livello culturale e linguistico: E nulla spes possiamo in esso nutrire per il futuro senza una radicale modifica. Pensiamo solo alla questione della lingua: continueremo ad abbaiare alla luna, senza un nuovo Statuto che preveda appunto un preciso articolo di legge, come nello Statuto del Trentino (art.19) o della Valle d’Aosta (art.31), che semplicemente reciti: ” In Sardegna la lingua sarda è parificata a quella italiana. Per i territori di loro pertinenza, sono altresì parificati alla lingua italiana il Gallurese, il Sassarese, il Catalano di Alghero e il Tabarchino”. Senza una modifica-aggiunta di tal fatta continueremo a blaterare di bilinguismo: nel migliore dei casi potremmo affidarci a qualche esperienza – sia pur lodevole – di volontariato o di singole scuole. Solo con un preciso articolo sul bilinguismo nello Statuto potremmo pensare all’insegnamento della lingua sarda come materia curriculare. Altrimenti chiacchiere. Flatus vocis. Ho l’impressione che il Pianeta indipendentista, complessivamente, sottovaluti o, peggio, trascuri del tutto l’importanza della modifica dello Statuto. E’ un gravissimo limite: segno di minoritarismo e di cecità ideologica.