Italiano? No, grazie:SARDO! Autonomia? No, grazie:SOVRANITA’

L’INDIPENDENZA E’ L’ASPIRAZIONE DI TANTI SARDI.

di Francesco Casula  

I sostenitori dell’«Italianità» della Sardegna e dei Sardi hanno di che riflettere: Il 27% si sente sardo e non italiano; il 38% più sardo che italiano; il 31% tanto l’uno che l’altro e solo il 3% più italiano che sardo e l’1% esclusivamente italiano. Emerge da un sondaggio. (pubblicato nei giorni scorsi da un Quotidiano sardo) curato dall’Università di Cagliari e da quella di Edimburgo e finanziato dalla Regione sarda, circa l’atteggiamento dei Sardi nei confronti della propria identità, dell’Autonomia, delle Istituzioni regionali e del rapporto fra Sardegna, Ue e Italia. Ancor più sorprendenti – ma solo per chi, come i politici, che hanno perso ormai qualsiasi rapporto con la realtà – sono le risposte delle persone interpellate in merito a come vorrebbero la Sardegna: il 10% vorrebbe che l’Isola fosse indipendente sia dall’Italia, sia dalla Ue; il 30% indipendente dall’Italia ma entro la Unione europea; il 48% vorrebbe che la Sardegna continuasse a far parte dell’Italia ma con un Parlamento e uno status di sovranità. Per l’11% la Sardegna dovrebbe avere un Parlamento ma non sovranità e l’1% non dovrebbe avere alcun Parlamento, bastando la appartenenza all’Italia. Un bel colpo ai quei maîtres à penser e intellettuali sardi da sempre fusionisti e italo centristi,  cui viene l’orticaria al solo sentire la parola sovranità e indipendenza. Devono rassegnarsi: 150 anni (per limitarci al periodo post-unitario) di politiche italiane assimilatrici e omologatrici, a livello culturale e linguistico, ma non solo, non sono riuscite a “snazionalizzare” i Sardi. In cui rimane vivo – e il sondaggio ne è una testimonianza preziosa – quello che Lilliu chiamava “umore esistenziale”: ovvero l’aspirazione all’autogoverno e all’indipendenza, il senso profondo dell’identità. l’attaccamento alle radici e alle tradizioni non nel senso di voler fermare il movimento della vita e della loro storia, ma di sprigionarlo il movimento, attivandolo dinamicamente dalle catene imposte dal dominio esterno. Si dirà che si tratta di un semplice sondaggio: è vero. Ma esprime comunque con nettezza gli umori e i sentimenti dei Sardi. Anzi: i malumori e i risentimenti. Che Partiti e classi dirigenti nel suo complesso – narcotizzati da un’ inveterata cultura centralistica – non riescono più a intercettare e capire e tanto meno a offrire loro soluzioni.

Pubblicato su SARDEGNA Quotidiano del 6-5-2012

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