SARDIGNA NATZIONE sui referendum del 6 maggio: 8 sì e 2 no.

VIA LE PREBENDE COSI’ LA CASTA PERDE I PRIVILEGI.

di Francesco Casula

I Referendum cui siamo chiamati a pronunciarci il 6 maggio sono inficiati da due gravi limiti, il primo: sono troppi. E ciò rischia da una parte l’inflazione  –e dunque la disaffezione degli elettori– dall’altra non permette una informazione adeguata nel merito degli stessi. In secondo luogo, visto che a sostenerli vi sono Partiti presenti in Consiglio regionale (e addirittura in maggioranza!), non si capisce perché non abbiano presentato proposte in quella sede. Molti partiti invece stanno zitti: convinti che l’unico strumento per farli fallire –non permettendo dunque che si raggiunga il quorum– è il silenzio e la non informazione. Chi, con coraggio si espone, al di fuori di ogni calcolo elettoralistico è Sardigna Natzione, che con il suo segretario Bustianu Cumpostu, si esprime con chiarezza su tutti i 10 referendum, per sostenerne alcuni (i 5 per l’abolizione delle province, quello sulla Costituente, la riduzione dell’appannaggio ai consiglieri e assessori regionali e l’abolizione dei consigli di amministrazione di Enti Strumentali e Agenzie RAS). Su questo in particolare Cumpostu lancia i suoi sberleffi contro i Partiti italiani e l’intera classe politica. “Voteremo sì –scrive Cumpostu – per abolire i Caddos de Istalla trombati e rampanti. I consigli di Amministrazione sono le stalle nelle quali i partiti ed i sindacati italiani mettono a riposo i cavalli trombati ed allevano i futuri onorevoleddos, sono i serbatoi di galoppini che vengono aperti in occasione di campagne elettorali per entrare nelle famiglie con promesse e minacce clientelari ed estorcere il voto a favore dei loro padrini. Votando sì togliamo loro sa proenda e senza proenda sos caddos non current, ne sos runtzinos ne sos puddericos”. Sostiene invece l’annullamento della scheda per quanto attiene alle elezioni Primarie per eleggere il Presidente della Regione. E un no deciso al decimo quesito: la riduzione a 50 del numero dei Consiglieri Regionali. Interessante la motivazione: no all’autocastrazione democratica, che senza eliminare i “privilegi” riserverebbe il consiglio regionale ai 50 nominati dalle sacrestie di partito ed eliminerebbe i fastidiosi “peones”, specialmente quelli futuri che potrebbero essere, addirittura, di area indipendentista e non facili da omologare. I privilegi della casta si eliminano solo in un modo: riducendo le prebende.

Pubblicato su SARDEGNA Quotidiano del 3-5-2011

 

 

 

 

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