Tre posizioni intorno alla lingua.

 


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di  Francesco  Casula*

 

Il detto latino “Tertium non datur” non è adatto per descrivere le posizioni che sono in campo in merito al Sardo, che non sono dunque due ma tre: ai favorevoli e ai contrari bisogna infatti aggiungere quelli “chi non narant emmo ma mancu nono de su totu, ma “Ni”. Non sunt feminas ma mancu mascros: sunt viados, pedrumascros.

Questa posizione, nel passato, in molti Convegni e Giornali è stata presentata così: ”Valorizzazione sì, ufficializzazione no”. Con essa sono ancora d’accordo molti intellettuali sardi, un’intera schiera di docenti universitari, soprattutto di sinistra. Secondo loro sa limba, serve solo per parlare e scrivere di “ contos de foghile o peus de burrumballimines” e non invece di questioni che attengono alla “cultura alta”. “Sarebbe assurdo –ha scritto uno di loro- o, nella migliore delle ipotesi, comico, pensare di usare le parlate locali per la matematica, la fisica e la filosofia”.

Al massimo si può insegnare nelle scuole inferiori ma non certo all’Università. Tanto meno può diventare lingua veicolare e “ufficiale”, da utilizzare nei media, nell’insegnamento, nella Pubblica Amministrazione. Anche perché sarebbe “povera” e incapace di esprimere la “modernità”

Una risposta a questi “ballallois” la dà Leibniz – il grande filosofo tedesco- secondo cui non c’è lingua povera che non sia in grado di esprimere tutto.

Ma soprattutto risponde il più grande studioso del bilinguismo a base etnica J. F. Fishman, (In “Istruzione bilingue”, Ed. Minerva Italica, 1972) che così scrive: “Ogni e qualunque lingua è pienamente adeguata a esprimere le attività e gli interessi che i suoi parlanti affrontano. Quando questi cambiano, cambia e cresce anche la lingua. In un periodo relativamente breve, qualsiasi lingua precedentemente usata solo a fini familiari, può essere fornita di ciò che le manca per l’uso nella tecnologia, nell’Amministrazione Pubblica, nell’Istruzione”.

E nei giornali, nelle Radio e TV, aggiungo io. Perché non basta imparare una lingua occorre parlarla, scriverla, ascoltarla. Bene dunque ha fatto Rai Sardegna a dedicare ogni settimana (Lunedì, Mercoledì e Sabato) una trasmissione di 25 minuti al Sardo. Si è iniziato il 29 Settembre con Addisora (di Giovanni Carroni e Cristina Maccioni) e si è proseguito con Bachisio Bandinu. Ogni Sabato si parlerà di Letteratura in limba: da Cantu Biddanoa di Lobina a Sos Laribiancos di Masala.

*storico

 

(Pubblicato su Il Sardegna del 4-10-2008)

 

 

Tre posizioni intorno alla lingua.ultima modifica: 2008-10-22T08:36:00+02:00da zicu1
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