Maddalena Frau e la sua poesia in lingua sarda di Francesco Casula

 

MADDALENA FRAU*

La poetessa che canta su ritmi di antiche melodie religiose e profane del popolo sardo (1945- )

Maddalena Frau è nata a Ollolai (NU) il 30 aprile 1945 e vive a Sanluri (CA). Insegnante elementare dal 1967 al 2006 nella provincia di Cagliari, ha iniziato a scrivere versi in lingua sarda (sia nella variante logudorese che campidanese) circa una quarantina di anni fa e ha arricchito le sue conoscenze linguistiche attraverso corsi di aggiornamento professionale e da autodidatta.

Si è sempre adoperata nella scuola con lo scopo di promuovere, salvaguardare e valorizzare la lingua, la letteratura e la cultura sarda, insegnandola.

Nel 2002 ha pubblicato una parte della sua produzione poetica nella silloge Lugore de luna (Luce lunare). In cui “canta” i ricordi, i giochi dell’infanzia e gli affetti; in cui nello smagato e tenero ricordo dell’infanzia, arcana e felice, si affolla un mondo di figure vive e fraterne, che la poetessa canta e vagheggia in modo commosso ma mai svenevole.

Ma Maddalena Frau canta anche la fede e la dimensione religiosa, particolarmente sentita e vissuta dalla poetessa, che illumina, vivifica e aiuta l’esistenza.

E dedica anche alcune poesie a Sos males de su mundu (I mali del mondo): tra cui i sequestri, l’AIDS, la droga, l’emarginazione degli anziani e l’inquinamento della civiltà (o inciviltà?) industriale, con la terra che non produce più fiori perché sono abbaidos cun venenu (innaffiati con veleno).

Nel 2006 ha pubblicato Sas meravillas de Don Bosco, un’altra silloge poetica: un vero e proprio poema sacro e poema epico sul fondatore dei Salesiani. Scrive a questo proposito Renzo Cau, in una magistrale analisi critica della silloge: “Se è vero che Sas Meravillas non può essere definita una biografia e per la selezione dei fatti irradianti l’ispantu (la meraviglia) e per la conseguante operazione di sintesi a cui è sottoposto il materiale biografico, non si può negare che il genere cui più si avvicina sia quello epico. Il racconto in versi infatti è tipico del poema. Anche i gosos (composizioni religiose e poetiche popolari antiche) rientrano nel genere epico, sebbene abbiano uno sviluppo embrionale. E M. Frau a questi si ispira, dando però alla composizione ben più ampio respiro”.

Nel 2011 ha pubblicato Tramas de seda,  un libro di poesie e filastrocche, ninna-nanne, duru-duru e scioglilingua, modellate in strutture giocose, scherzose, onomatopeiche e iterative, che hanno proprio le movenze del tipo della filastrocca, della canzone, dell’indovinello, del non sense di matrice popolare ma che l’Autrice sottopone a un trattamento e a una rielaborazione personale e originale.

Molte poesie contenute in Tramas de seda vengono cantate con successo dalla cantante sarda folk Silvia Sanna, (accompagnata da Antonello Pulina e da Marino Melis alla chitarra e da Antonio Pirastru all’organetto).

Stessa sorte era toccata ad alcune poesie della silloge Lugore de luna, cantate da Silvia Sanna ma anche da un gruppo musicale milanese, “Contrabbandieri di Conchiglie”, ricalcando sonorità particolari simili a quelle di De Andrè e di Rino Gaetano.

Il fatto che le poesie di Maddalena Frau vengano musicate e cantate non deve stupire: nei suoi versi che sembra carezzare e coccolare, mostra infatti una naturale attitudine al canto, alla canzone, soprattutto popolare. Tanto che, nelle liriche più belle e suggestive, quando la poesia si flette più agevolmente, riesce a creare sinfonismi e fonie, onomatopee e cromatismi, ritmi e assonanze, attraverso una tessitura metrica lineare e abilmente alleggerita con invenzioni di movimenti e scatti musicali che consentono all’Autrice di giocare a suo piacimento con la materia, che tratta e canta, costruendovi pregevoli architetture linguistiche e musicali.

In questi ultimi anni ha iniziato a partecipare a vari concorsi di poesia sarda, ricevendo significativi  premi e riconoscimenti: fra gli altri ha vinto il primo premio a Ploaghe (SS), nel Concorso di poesia satirica “Larentu Ilieschi” 2010, con la poesia S’Aipoddu.

 

Presentazione del testo [tratto da Tramas de seda, La Riflessione, Davide Zedda Editore, Cagliari, 2011, pagina 272].

 

A uno degli ultimi ritrovati tecnologici: l’I-Pod, un lettore di musica digitale basato su hard disk e memoria flash, che sta spopolando soprattutto fra i giovani, l’Autrice dedica una fulminante poesia, S’Aipoddu, che ha vinto, meritatamente, il Primo Premio nel Concorso di Poesia satirica “Larentu Ilieschi” di Ploaghe il 26 Giugno scorso. La poesia con garbo, quasi amabilmente, con il gusto della caricatura e della parodia, mette  in luce gli aspetti paradossali, ridicoli e comici di Efisineddu, ormai “schiavo” del nuovo dio giovanile oltre che di tutto il ciarpame modaiolo distribuito a piene mani dalla TV e dalla Pubblicità.

In questo componimento viene usata la lingua sarda nella variante campidanese: forse perché  essa, per la poesia comica e giocosa, risulta più congeniale e più adatta delle altre varianti: infatti lo stesso dizionario di immagini, lo stesso lessico dei modi di dire e di schemi figurativi possiede già al suo interno idee e impressioni atteggiate dall’anima popolare nella forma della satira, del paradosso e della parodia.

 

S’AIPODDU

Efisineddu andat in sa strada

cun s’origa attaccada a s’Aipoddu

e, a cropus de gambas e de coddu

fueddat cun sa musica Repada.

 

In sa busciacca de su cratzoneddu

ci ficchit su lettori musicanti;

de musica moderna deliranti

si ndi prenat su coru e su xrobeddu.

 

A cratzonis calaus a mesugonna,

a cufiedda cun su lecca-lecca

ndi bogat su macchini ‘e discoteca

cun Paf Daddi, Beionse, Madonna…

 

Baddendu Roch En Rollu iscadenau,

e Tecno e Fanchi sbanda-sbanda

si callincunu ddi fait domanda

non bidi e no intendit: stontonau!

 

Cun s’Aipodu fintzas in sa scola:

Tu-tum! Tu-tum! Su filu chiassosu,

su discenti modernu gioiosu

de letzioni fait sa cassola.

 

Si corcat e si pesat Efisinu

Cun s’origa attaccada a s’Aipoddu

Pappat e dormit a corpus de coddu,

a sartius in domu e in camminu.

 

Su babbu allirgu, tziu Piriccu Soddu

Cun sa mammai totu affainada

Impari si dda faint sa repada

A sartieddus e corpus de soddu…

Cun s’origa attaccada a s’Aipoddu.

 

 

L’I-POD

 

Efisietto va nella strada

Con l’I-Pod attaccato all’orecchio,

sgambettando e scuotendo le spalle

seguendo la musica Rap.

 

Dentro la tasca dei pantaloni

Infila il lettore MP3

E di musica moderna e frenetica

Si riempie il cuore e la mente.

 

Con i calzoni larghi a vita bassa

Con le cuffie e con lecca-lecca

Si agita con la musica da discoteca

Con Puff Daddy, Beyonce, Madonna…

 

Si scatena ballando il Rock’n Roll,

ancheggiando Techno e Funky,

e se qualcuno gli rivolge una domanda

nulla vede e nulla sente: frastornato!

 

Porta l’I-Pod anche a scuola:

Tum-tum! Tum-tum! risuona l’auricolare,

Lo studente moderno gioioso

Ne fa miscuglio con la lezione.

 

Efisietto si alza e si corica

Con l’I-Pod attaccato all’orecchio.

Mangia e dorme scuotendo le spalle

saltellando in casa, dentro e fuori.

 

Il padre felice, Signor Pietro Soddu,

con la mamma affaccendata

a suon di musica Rap

saltellano e sborsano quattrini…

con l’I.Pod attaccato all’orecchio…

 

Giudizio critico

A proposito della silloge Lugore de luna – ma la valutazione può essere estesa anche alle altre sillogi di Frau – Renzo Cau scrive ” Nonostante il registro prosaico della raccolta, il lettore resta affascinato dal raffinato ricamo linguistico, in cui sono coinvolte anche le parole più comuni, chiamate con naturalezza a sposare le modulazioni più diverse, imposte ora dal genere epico, attivo quando il ricordo si concede al racconto, o dal genere lirico-elegiaco, prevalenti nei momenti di più commosso recupero memoriale…Se il ritmo e la lingua non attuano nei confronti del livello morfosintattico nessuna violenza di rilievo, le matrici convenzionali inducono nel materiale lessicale insolite vibrazioni che diffondono nel testo una costante musicalità. Docile ai ritmi, che nella raccolta godono di grande visibilità (il settenario, l’ottonario e l’endecasillabo) grazie anche all’ossessiva sonorità dell’onnipresente rima, il significante riesce a esprimere le più intime risorse di cui dispone.

Il pattern eufonico è scandito in una grande varietà di timbri, sprigionato da un lessico assai ricco, che di volta in volta è ospitato nello spazio del verso. La musicalità che ne deriva, nasconde abilmente la monotonia del ritmo in virtù della sonorità sempre nuova della rima. La clonazione rimica gode infatti di scarsissima ospitalità. Lo stesso Verlaine, acerrimo nemico della rima facile, plaudirebbe all’originale scansione dell’impasto fonico di Lugore de luna

[Renzo Cau, Scrittori sardi contemporanei, Editrice Media Tre, Guspini, 2009, pagine 78-79 ]

 

ANALIZZARE

Il componimento è modellato  in strutture scherzose, musicali, onomatopeiche, iterative e ha proprio le movenze del tipo della filastrocca, della ninna-nanna, della canzone, dell’indovinello, del nonsense di matrice popolare ma che Maddalena Frau sottopone a un trattamento e a una rielaborazione personale e originale aggiungendo una fortissima componente ludica. Con un atteggiamento tollerante, equilibrato e disincantato verso la vita che non esclude però, che anzi richiede con forza, una critica, sotto forma di parodia e di satira  – mai però arcigna né insistita –  nei confronti delle manie, dei limiti, dei vizi, degli errori, delle debolezze umane: così – per dirla con Orazio – “ridendo castigat mores”.Ed anche in questa poesia Maddalena Frau conferma una grande cifra espressiva e poetica, grazie al suo linguaggio spassoso e carico di deflagrazioni umoristiche e dalle grandi capacità allusive, impregnate di immagini ardite, di metafore, di parabole, di simboli e di proverbi, quella scrittura e quel linguaggio che ha saputo mutuare – sia pure con grande originalità – dalla cultura tradizionale sarda e dalla oralità. Ricchissima di una materiale predisposto per la mimesi e l’iniziazione dei bambini alla vita dei grandi con Anninnias (ninne-nanne); Duru-duru; Contos de foghile o de forredda (fiabe) che ad Alghero, chiamano Cantzonetas de minjonetts; Isorvelimbas o strobeddalinguas (scioglilingua); Berbos chenza cabu né coa (“non sense”); Filaterias o cantones a istroccu (filastrocche); Istivinzos (indovinelli); proverbi; Berbos contro la malattia e contro la malasorte; scongiuri apotropaici da allegare a scapolari e amuleti; Pungas e Mazinas. La società agropastorale infatti “dava ai bambini affetti, attenzioni e cure che oggi la società industriale più non dà”, ha scritto il nostro più grande poeta etnico, Cicitu Masala. Pensiamo a tutti gli antichi giocattoli della tradizione popolare sarda (Alberi di cuccagna, buoi di granoturco, lacciuoli di fieno, sa bardufula, sa boccia, sa pippia de zappu, is fosileddus, is cuaddeddus, is carrettonis) o ai giochi (su pimpiriponi, su seddatzeddu, su binghiri-binghiri, su babballotti, su barraliccu, Zacca e poni, Su pistirincu, su pincareddu, su foghilloni, Cruxis e grastus, Cavallieri in porta, Pitzu,cu o atza?). E il Sardo dimostra ancora una volta la capacità di esprimere tutta la modernità, anche quella  legata alla tecnologia più spinta, dimostrandosi lingua duttile e flessibile. (Vedi in FLASH DI STORIA E CIVILTÀ: Il Sardo è una lingua arcaica inadatto a esprimere la modernità?).

 

FLASH DI STORIA-CIVILTA’

– Il Sardo è una lingua arcaica” inadatto a esprimere la modernità?

“Il sardo secondo alcuni sarebbe rimasto «bloccato». cioè ancorato alla tradizione agropastorale, perciò incapace di esprimere la cultura moderna: da quella scientifica a quella tecnologica, dalla filosofia alla medicina ecc. ecc. Intanto non è vero che il sardo sia completamente «bloccato» : termini e modi di dire dell’italiano dovuti allo sviluppo culturale scientifico e sociale impetuoso negli ultimi decenni sono entrati nella lingua sarda, così come termini e modi di dire stranieri – soprattutto inglesi – sono entrati nella lingua italiana che li ha giustamente assimilati. Questo «scambio» è una cosa normalissima e avviene in tutte le lingue. E tutti i sistemi linguistici, sia quelli di società «più avanzate», scientificamente ed economicamente, sia di società « più arretrate» sono in grado di esprimere i più moderni concetti e le più moderne e complesse teorie, prendendo in prestito terminologia e lessico da chi li possiede: come il contadino, che se ha finito l’acqua del proprio pozzo, l’attinge dal pozzo del vicino. A rispondere, del resto, a chi parla di «blocco» e di incapacità di alcune lingue a esprimere l’intero universo culturale moderno, sono due intellettuali e linguisti di prestigio. Scrive Sergio Salvi, gran conoscitore della Sardegna e delle minoranze etniche e linguistiche: La rimozione del «blocco» è pienamente possibile. Farò soltanto l’esempio, così significativo ed eloquente della lingua vietnamita,storicamente e politicamente dominata, fino a tempi recenti, prima dalla cinese e poi dal francese, una lingua che non solo ha brillantemente rimosso il proprio «blocco» dialettale, ma che pur non possedendo ancora un completo vocabolario tecnico-scientifico, ha creato una grande corrente di pensiero, eppure settant’anni fa il vietnamita era soltanto un “dialetto” o meglio un gruppo di dialetti.

Sullo stesso crinale si muove e risponde l’americano Joshua Aaron Fishman, il più grande studioso del bilinguismo a base etnica (è il caso della Sardegna) che scrive: Qualunque lingua è pienamente adeguata a esprimere le attività e gli interessi che i suoi parlanti affrontano. Quando questi cambiano, cambia e cresce anche la lingua. In un periodo relativamente breve, la lingua precedentemente usata solo a fini familiari, può essere fornita di ciò che le manca per l’uso nella tecnologia, nell’Amministrazione Pubblica, nell’Istruzione.

Il problema se una lingua “arcaica” possa o no esprimere concetti moderni è dunque un falso problema: in più c’è da rilevare che in ogni lingua «egemone» o «ufficiale» o «media» (che chiameremo per la complessità della sua struttura Macro lingua) si formano dei linguaggi «specifici», i tecnoletti,che tendono sempre più a internazionalizzarsi, per mezzo di una terminologia che si esprime per parole « rigide», per formule, in termini greco-latini o inglesi. I tecnoletti si caratterizzano per essere costituti da segni linguistici depurati da qualsiasi connotazione. I tecnoletti sono monosemici e referenziali, uniti da un legame biunivoco a un concetto ben determinato. Esso infatti deve significare una cosa ben precisa e non veicolare significati collaterali di nessun genere, ad esempio la linguistica moderna ha elaborato una serie di termini internazionali: struttura, funzione, significante, significato, diacronico, sincronico ecc: oppure li ha presi in prestito. In questi casi si possono operare dei traslati come è avvenuto dall’inglese all’italiano. Nessun problema quindi: il sardo può acquisire e prendere a prestito parole e modi di dire elaborati altrove”.

[Francesco Casula, La Lingua sarda e l’insegnamento a scuola, Alfa editrice, Quartu Sant’Elena, 2010, pagine 15-17]

 

 

 

Lettura [poesia tratta da Lugore de luna di Maddalena Frau, Tip. La Neby di Ledda I, Sanluri, 2002, pagine 85-86]

 

UMBRAS ISMENTIGADAS

 

Palas a sole umbrande

in terra a coda lada

tzias iscrariande

sutta sa contonada

 

Donni borta ‘e die

cuntentas, puntuales

si sediant inie

sas bighinas negales.

 

Tiravant sa corria

a mossos e a ungrèddas

sa vida consumìa

umbrande in sas mureddas.

 

Prenavant sos cherrìgos

corves e coinzòlos

de brullas, de antigos

contos amorazòlos…

 

Curriat sa livria

apetigande tottu

pistande s’iscrarìa

in su tempus connotu.

 

Cussas manos nodosas

tottu pinnicronadàs

nde torrvant grabòsas

bellas innadigàdas.

 

Nde faghiant trumentu

cussas manos nieddas!

Ite divertimentu

pro sas criaturèddas!

 

Sas novas de sa bidda

contavant a ispàntu…

Su fragu de s’armidda

punghiat cada tantu.

 

Sa roba meriande

su pastore dormiu

tzias iscrariande

in beranu e istìu.

 

Bolavant sos puzònes

supra de s’iscrarìa

pintàda a pibìones

de seda colorìa.

 

Sas corves a trintzèra

poniant in su carru…

E Basili cun Pera

pipande a zigarru.

 

Nde faghiant camminu

a piccu de sudore…

e pro carchi sisinu

pro ozu e pro laore.

 

–E corves! E cherrigos!

naravat cudda tzia

in sos tempos antigos

foras de bidda mia.

 

Corves e canistèddas

comporavat s’istranzu

Sutta sas murighèddas

naschiat su balanzu.

 

Cussa manos nodosas

tottu l’as appo amadas,

galànas e grabosas…

Umbras ismentigadas.

 

 

Però sa Musa mia

Mi ghirat cun su bentu

Da boghe e cudda tzia…

Umbras de Gennargentu.

 

–E corves! E cherrigos!… –

Mi cantat donni die

–E corves e cherrìgos!

A comporare benìe!… –

 

 

 

OMBRE DIMENTICATE

 

Spalle al sole all’ombra

sedute per terra con le gambe incrociate

le donne lavoravano l’asfodelo

sotto la cantonata.

 

Ogni pomeriggio

con gioia e puntuali

si sedevano lì

le care vicine di case

 

Lavoravano l’asfodelo

con i denti e con le unghie

La vita consumata

All’ombra dei muretti.

 

Riempivano crivelli,

corbule e canestrini

di scherzi di antiche…

storie d’amore…

 

Correva la canaglia

calpestando tutto

pestando l’asfodelo

in quel tempo vissuto.

 

Quelle mani nodose

e tutte rugose

rendevano con garbo

belle sculacciate.

 

Quanto tormento facevano

quelle mani scure!

Quanto divertimento

Per i bambini!

 

Raccontavano a meraviglia

le notizie del paese…

L’odore del timo

si sentiva ogni tanto.

 

Le greggi meriggiavano

il pastore riposava,

le donne lavoravano l’asfodelo

in primavera e in estate.

 

Gli uccellini volavano

sopra l’asfodelo

dipinto a grani

di seta colorata.

 

Le corbule a schiera

mettevano sopra il carro

Basilio con “Pera”

fumando il sigaro.

 

Percorrevano tanta strada

con fatica e con sudore

per qualche soldino

per olio e per grano

 

Corbule! Crivelli!… –

gridava quella donna

nei tempi passati

fuori del mio paese

 

Corbule e canestri

acquistava il forestiero

All’ombra dei muretti

nasceva il guadagno.

 

Quelle mani nodose

belle e graziose

le ho amate tutte

Ombre dimenticate

 

Però la mia musa

mi porta con il vento

la voce di quella donna

Ombre di Gennargentu

–Corbule! Crivelli! –

mi canta tutti i giorni

–Corbule! Crivelli!… –

Venite a comprare!… –

 

 

COMPRENDERE E VALUTARE

Altre attività didattiche per lo studente

Approfondimenti

Analizza e approfondisci il rapporto fra la poesia, il canto, la musica e la danza nella poesia tradizionale sarda, ad iniziare da quella degli “improvvisatori”.

 

Confronti

Maddalena Frau  canta su ritmi di antiche melodie religiose e profane del popolo sardo: a quali Autori potresti rassomigliarla e perché.

 

Ricerche (anche a mezzo internet)

Servendoti anche di Internet ricerca e censisci gli Autori che, nell’ultimo decennio, hanno scritto in Lingua sarda favole rivolte ai bambini.

 

Spunti vari

I valori etici sottesi nella poesia di Frau, al di là della dimensione ludica e parodistica.

 

Bibliografia essenziale

Opere dell’Autore

Lugore de luna , Tip. La Neby di Ledda I, Sanluri, 2002.

Sas meravillas de Don Bosco,La Scuola Grafica Salesiana, Torino, 2006.

Tramas de seda, La Riflessione, Davide Zedda Editore, Cagliari, 2011

 

Opere sull’Autore

Renzo Cau, Scrittori sardi contemporanei, Editrice Media Tre, Guspini, 2009.

Francesco Casula, Prefazione a Lugore de luna, Tip. La Neby di Ledda I, Sanluri, 2002.

Matteo Porru, Presentatzioni a Tramas de seda, La Riflessione, Davide Zedda Editore, Cagliari, 2011.

Salvatore Patatu, Prefazione a Tramas de seda, La Riflessione, Davide Zedda Editore, Cagliari, 2011.

Francesco Casula, Poesia sarda con s’Aipoddu de Efisineddu, Sardegna quotidiano, 27-10-2011.

*Tratto da Letteratura e civiltà della Sardegna di Francesco Casula, volume 2°, Edizioni Grafica del Parteolla, 2013, Dolianova , pagine 250-267 

 La poesia che segue è stata composta da Maddalena Frau in occasione della notizia secondo la quale la Sardegna probabilmente sarà scelta come sito unico nazionale per le scorie nucleari. 

FORA ISCORIA NUCLEARE  di Maddalena Frau

Fora iscoria nucleare

de venenu colorida!

Fora, atesu, mai in sa vida

muntonarzos de nuscare!

Sa Sardinna a la sarvare

est mutinde totu unida!

 

Est s’iscoria nucleare

de su mundu àliga fea.

Fora de sa terra mea

si la depent interrare

o, si nono, apicare

a su tzugu a vida intrea.

 

Cussos macos e tinzosos,

chene anima nen coro,

si l’abbratzent su tesoro,

che lingotos pretziosos,

sos bidones putzinosos

a pudire in dom’issoro!

 

Zai chi totu ant impestau

distruinde sa Natura,

sa moderna butadura

si la tenzant a costau,

a tzimentu fravigau

in sa domo a s’ intradura.

 

Cherent fagher de Sardinna

muntonarzu natzionale…

regalande unu mortale

crancu ’e vida prus indinna

a sa nostra terra dinna

de bellesa e de gabbale.

 

No lis bastat su chi ant fatu

in cuddu tempus colau!?

Brusiau e isbuscau…

Cantu dannu e disacatu

pigandeche su recatu

de su populu isfrutau! ….

 

totu no-che sunt leande

su terrinu e sa salude…

sa betzesa e  zobentude…

A zogu nos sunt pigande.

Pesae totus cantande

a difender sa salude!

 

E sos amministradores

no atzètent cosa gai!

In Sardinna mai mai!…

Solu matas e fiores

e profumos e colores

in sa terra de mannai!…

 

A sas Istitutziones

de Guvernu Italianu

lis pedimus una manu

de rispetu a sas pessones

de sas generatziones

de su populu isolanu.

 

A sos sardos un’apellu

cun corazu cherzo dare:

fortemente a refudare

de nos ponner a tropellu

che a bestias de masellu

prontos a no-che papare.

 

Fortes, cun coro galanu,

iscritores, zornalistas,

cun poetas e artistas

ischidae a su manzanu…

A s’ingannu rufianu

aberìe sas pibiristas!

 

Si nde peset su Nuraghe

cun Zigante ’e Monte ’e Prama,

de Sardinna antiga fama,

narande:-Cherimus paghe!

Rezistrae in su condaghe:

“Fora iscoria dae Mama!

 

Fora, atesu sos bidones

de cuss’aliga de morte!

Fora de sa nostra corte

fragos de perditziones!

Fora iscorias e cannones,

e de imbentos de morte!”-

 

Sardos, amigos, cantade

disterrados cun amore

pro difender cun ardore

cudda sarda dinnidade,

de Sardinna identidade,

de cultura e de valore!

 

Fora, atesu fuliade

sas iscorias de dolore!

Sa Sardinna est de mirare!

Non si vendet pro dinare!!!

Sa Sardinna est de mirare!

Fora iscoria nucleare!

 

 

 

 

Maddalena Frau e la sua poesia in lingua sarda di Francesco Casulaultima modifica: 2015-01-26T08:02:59+01:00da zicu1
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