Il caso di Bruno Bellomonte

 

CARCERI E CAMERE

 

GLI ONOREVOLI

 

GARANTISTI

 

DEL FAI-DA-TE

 

di Francesco Casula

 

Le carceri italiane scoppiano. Con 69 mila internati. Di cui quasi la metà, 30 mila, in attesa di giudizio: una vero e proprio fenomeno forcaiolo e liberticida. Nonostante le permanenti chiacchiere sulla riforma della giustizia: da 20 anni. E sul garantismo. Che pare avere nutriti stuoli di sostenitori, specie fra i parlamentari. Che s’impancano a maestri, del garantismo appunto, spargendolo a piene mani su TV e Giornali. Ma lo rivendicano per pochi: solo per i propri pari. La Camera 92 volte su 100 si è opposta all’arresto di un deputato mentre il Senato addirittura 95 su cento. In nome del garantismo:”prima delle manette bisogna attendere la chiusura dei processi”, hanno sostenuto. Ben detto. E i 30 mila in galera in attesa di giudizio? Non vale per loro, evidentemente. Non sono loro pari. Semplicemente paria. Come Bruno Bellomonte. Sassarese, ex ferroviere, esponente del movimento indipendentista A Manca. Arrestato il 10 Giugno 2009, si trova attualmente nel carcere di Catanzaro. In violazione della Legge 345/75 e del Protocollo d’intesa tra la Regione Sarda e il Ministero della Giustizia del 7/2/2006 sulla territorialità della pena, affinché la detenzione preventiva in un luogo distante dalla residenza della famiglia non divenga una pesante pena aggiuntiva. Tutte le richieste di trasferimento in un carcere sardo sono state negate con la solita e laconica formula: “ragioni di opportunità penitenziaria”. A Bellomonte è stato negato anche il diritto di votare sia alle elezioni a cui era candidato sindaco a Sassari, sia al recente referendum sardo contro il nucleare. E’ accusato di un piano eversivo, che l’accusa ricostruisce sulla base dell’intercettazione di una conversazione fra lui e certo Fallico, sospettato di essere brigatista. La difesa contesta l’attendibilità delle intercettazioni. Bellomonte si è sempre proclamato innocente. A sostenere la sua innocenza ci sono anche i compagni indipendentisti: il 20 Luglio scorso Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione e Cristiano Sabino di A Manca, a Roma, davanti alla corte giudicante, hanno sostenuto che il sindacalista sassarese era impegnato nel 2009 non in un piano eversivo ma nella costruzione di un pacifico controvertice delle Nazioni senza stato, rispetto al G8 della Maddalena. Sia come sia: che si faccia subito il processo e che venga trasferito in Sardegna.

 

 

 

 

 

Pubblicato su Sardegna Quotidiano del 12-8-2011

 

 

 

 

 

Il caso di Bruno Bellomonteultima modifica: 2011-08-12T08:58:48+02:00da zicu1
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