A proposito dell’Unità d’Italia

Ecco cosa scrivevo a proposito dell’Unità d’Italia e di Garibaldi il 4-5-2010 sul Quotidiano  Il Sardegna

 

L’Unità e la retorica patriottarda.

 

di Francesco Casula

 

Il 6 Maggio prossimo ricorre il 150° anniversario della spedizione dei “Mille”. E c’è da scommettere che sulla Stampa ci sarà lo scatenamento della retorica patriottarda nella celebrazione di Garibaldi, salvo passare per filo borbonici e clericali. O leghisti. Gli è infatti che, storicamente, l’esule di Caprera, è sempre stato osannato, unanimisticamente: a destra come a sinistra e al centro. Così durante il ventennio fu santificato ed eletto come padre putativo di Mussolini e del regime e dunque fu “fascista”. Alle elezioni politiche del ’48 la sua icona fu scelta come simbolo elettorale  del Fronte popolare e dunque divenne socialcomunista. Negli anni 80 fu esaltato da Spadolini e dunque divenne repubblicano. Craxi lo considerò “come il difensore della libertà e dell’emancipazione sociale” e divenne socialista. Fu persino rivendicato da Piccoli che lo fece dunque diventare  democristiano. Ecco è proprio questo unanimismo, intorno al personaggio simbolo del Risorgimento che non convince. E’ questa intercambiabilità ideologica dei suoi “eroi” che rende sospetti. Ecco perché bisogna iniziare a fare le bucce al Risorgimento, iniziando a sottoporre a critica  rigorosa tutta la pubblicistica tradizionale. Per ristabilire, un po’ di verità storica occorrerebbe infatti, messa da parte l’agiografia patriottarda, andare a spulciare fatti ed episodi che hanno contrassegnato, corposamente e non episodicamente, il Risorgimento e Garibaldi: Bronte e Francavilla per esempio. Che non sono si badi bene, episodi né atipici né unici né lacerazioni fuggevoli di un processo più avanzato. Ebbene, a Bronte come a Francavilla vi fu un massacro, fu condotta una dura e spietata repressione nei confronti dei picciotti, rei di aver creduto agli Editti Garibaldini che avevano decretato la restituzione delle terre demaniali usurpate dai baroni, a chi avesse combattuto per l’Unità d’Italia. Così le carceri di Franceschiello, appena svuotate, si riempirono in breve e assai più di prima. La grande speranza meridionale ottocentesca, quella di avere da parte dei contadini una porzione di terra, fu soffocata nel sangue e nella galera. E la loro atavica, antica e spaventosa miseria continuò. Anzi: aumentò a dismisura. I mille andarono nel Sud semplicemente per “traslocare” manu militari, il popolo meridionale, dai Borboni ai Piemontesi. Altro che liberazione!

A proposito dell’Unità d’Italiaultima modifica: 2011-02-27T12:13:05+01:00da zicu1
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Un pensiero su “A proposito dell’Unità d’Italia

  1. Ciao Francisco- Complimenti per la tua lotta. Sto onorata della sua amicizia. Vorrei ottenere la pianificazione di una copia del suo libro La Lingua Sarda l’Insegnamento. a scuola. Io sono una nipote di Sassareses e vorrei anche parlare del suo libro sul mio blog. Se volete mandarmi un curriculum o un prologo per una edizione… Mumericamente i sardi sono una minoranza in Brasile, a meno di 6.013 immigrati nel inicio de 1896, ma in ricordo dei miei nonni paterni e pochi discendenti residenti in Brasile che sono interessati alla cultura e le nostre radici, facio om piacere volontariato e questo lavoro. Nel’aguardo di un contatto. Envio il mio fraterno Lucinha

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