Ecco chi è il burocrate romano che rifiutò il film di Columbu

 

Adesso conosciamo Blandini, (il nemico della Lingua sarda), e i suoi compari.

Nell’ormai lontano 2005 (Agosto) scrivevo, sempre su Il Sardegna, due articoli a proposito del mancato finanziamento del Film “Su re” di Giovanni Columbu.

Eccoli qui di seguito:

 

Il Primo

Bocciato il cinema sardo perché parla in limba!

di Francesco Casula

Il Ministero per i Beni e le attività culturali rifiuta di finanziare “Su re”, film di Giovanni Columbu, ollolaese e regista di vaglia. Motivazione? Usa “il dialetto sardo”!

Chi riteneva che lo Stato Italiano si fosse convertito al plurilinguismo, dopo l’approvazione della Legge 482 del 1999, che riconosce la Lingua sarda fra le minoranze linguistiche presenti nella Repubblica italiana, deve ricredersi.

Con questa incredibile decisione, lo Stato e il Governo per esso, tornano a “su connotu”. Ai tempi bui del passato che pensavamo sepolti per sempre. Al 1955 quando la Commissione Medici introduce l’esplicito divieto per i maestri di rivolgersi agli scolari in dialetto. A quando una nota riservata del Ministero della Pubblica Istruzione –regnante Malfatti– del 13-2-1976 sollecita Presidi e Direttori Didattici a “controllare eventuali attività didattiche-culturali riguardanti l’introduzione della Lingua sarda nelle scuole”. O a quando una nota riservata dello stesso anno del 23-Gennaio, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, aveva addirittura invitato i capi d’Istituto a “schedare“ gli insegnanti che parlassero in Sardo o di sardo.

          O ancora: a quando Giovanni Spadolini, da Presidente del Consiglio, nel 1981 respinse una proposta di Legge del Consiglio regionale sardo sul Bilinguismo perché avrebbe attentato “all’Unità nazionale” minacciando l’integrità dello Stato! In sintonia con il generale Alfonso Lamarmora che il 30-11-1864, da presidente del Consiglio dei Ministri, vanterà rispetto all’Austria, la superiorità dell’Italia in quanto questa <è una, ha un’unica religione, un’unica lingua, una patria sola> affermando in tal modo un principio che sarà fatto proprio da Mussolini e dal Fascismo.

La gravità della decisione sta soprattutto nella motivazione: ”Utilizza il dialetto sardo”. Mi chiedo: come fa un Ministero per i Beni e le Attività culturali a ripetere ancora simili sesquipedali sciocchezze, etichettando la Lingua sarda come “dialetto”? In quali testi di filologia romanza ha pescato tale perla?

Ma se pur anche fosse, come dimenticare che nei dialetti e vernacoli italiani più disparati, sono stati prodotti film di valore assoluto? Uno per tutti: il Vangelo secondo San Matteo, in friulano, di Pier Paolo Pasolini?

Ma tant’è: al Ministro Urbani, in tutt’altre faccende affaccendato –almeno a dire di Sgarbi- tutto ciò può essere sfuggito. E’ comunque una vergogna. Che si dimetta!

 

 

 

Il Secondo

Lo zdanovismo dei commissari ministeriali dei Beni culturali.

di Francesco Casula

Le motivazioni con cui il Presidente della Commissione ministeriale dei Beni culturali cerca di giustificare la bocciatura del film di Giovanni Columbu “Su re” sono gravi e preoccupanti. Oltrechè risibili. Frutto di un luogo comune riconducibile a semplice ignoranza. E comunque non ammissibile in membri di una Commissione di tale livello. Che dovrebbe essere popolata da intellettuali, critici cinematografici, registi, linguisti e storici di valore e non da semplici guitti.

Afferma dunque il serafico Presidente, tal Gaetano Blandini: non abbiamo operato alcuna discriminazione linguistica, tanto è vero che abbiamo approvato il progetto del film di Salvatore Mereu “Sonetaula”, in cui pure viene utilizzata la Lingua sarda. Ma, ecco la non discriminazione: nel caso di Mereu il Sardo era in bocca al pastorello-protagonista del film –tratto dall’omonimo bel romanzo di Peppino Fiori- invece in “Su re” viene usata –che orrore! – per parlare di Gesù Cristo!

Insomma va bene il sardo se si tratta della storia di un pastore ma non quella di Gesù. Che evidentemente si sentirebbe degradato con un “dialetto” di tal fatta!

La commissione con tali motivazioni semplicemente aggiunge a sé ignominia e disdoro. Ai Sardi un’offesa e un’ingiustizia intollerabile. Altrettanto alla cultura sarda in specie, ma anche alla cultura tout court.

A fronte di tale motivazione mi sono infatti chiesto come si sarebbe comportata simile Commissione nei confronti di tante opere scritte –ma è solo un esempio- in una pluralità di “dialetti” greci antichi. Ho pensato all’Eolico, all’Ionico, al Dorico, all’Attico, le quattro varianti del Greco prima dell’Unificazione della Grecia con Filippo II nel IV secolo prima di Cristo, che impose come lingua ufficiale e “di stato” l’Attico, ovvero la lingua di Atene.

Ebbene se il criterio fosse stato quello della Commissione, sarebbero stati “bocciati” Omero e Archiloco, Tirteo e Anacreonte: che scrivono in Ionico; Pindaro, Alcmane e Simonide: che poetano in Dorico; Tucidide, Demostene, Lisia, Eschine: che utilizzano l’Attico. E qui mi fermo: perché vi sono anche gli scrittori greci che utilizzano una decina di sottovarianti tra cui l’arcadico, il cipriota, il miceneo, l’acheo, l’elide, il panfilio ecc.

Avessimo avuto la Commissione di Blandini a decidere il valore estetico di un’opera in base a una concezione gerarchica delle lingue, probabilmente saremmo stati privati dei più grandi capolavori della storia.

Non vorrei dunque che i Torquemada ministeriali italioti, gareggiassero, in quanto a bieca e occhiuta attività censoria, in difesa dell’ortodossia linguistica, non solo con gli inquisitori medievali ma con personaggi sinistri come Zdanov e Suslov. Anche loro giustificavano le “epurazioni” in nome dell’ortodossia: dottrinale, ideologica, politica, letteraria ed estetica!

 

 

 

Perché ritorniamo oggi su quella bocciatura?

Perché abbiamo conosciuto il signor Blandini e il suo modus operandi. Ne ha parlato il settimanale L’Espresso (n.9, anno LVI, 4 Marzo 2010, pag.52) in un servizio giornalistico di Gianfrancesco Turano, dal titolo significativo: Primo Piano/L’Italia del malaffare. Qui si vendono il Colosseo. Una Spa dello Stato ha per anni sfruttato i tesori d’arte. Operava con criteri privati affidati allo stesso clan di potere. Che ha potuto gestire fondi miliardari.

 

Ma ecco la parte specifica dell’articolo che riguarda Blandini:

“(…) E’ il momento in cui si cementa l’amicizia fra l’emergente Blandini, cresciuto alla scuola andreottiana di Carmelo Rocca e Balducci che ha moglie produttrice cinematografica (Rosanna Thau con Erreti insieme alla moglie di Diego Anemone) e un figlio, Lorenzo, attore. Nel 2007, la commissione per il finanziamento pubblico presieduta da Blandini assegna un contributo di 1,8 milioni di Euro a “Last minute Marocco”. Nel film, coprodotto dalla moglie di Balducci assieme a Maria Grazia Cucinotta e il marito Giulio Violati, recita Lorenzo Balducci, L’incasso è di poco superiore ai 400.000 euro (…).

E’ il sistema messo in piedi da Blandini. Il sistema di favori magari piccoli, come quelli familiari per i quali telefonava Balducci. I debiti rimasti, quelli no non sono tanto piccoli (…)” 

 

Balducci e Anemone –si sarà capito- sono protagonisti dello scandalo  della Protezione civile. E sono attualmente in carcere, assieme ai compagni di merenda Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola.

Grande amico di Balducci è appunto il “nostro” Blandini. Che elargiva, munificamente, quasi 2 milioni di euro al film –fallimentare- della moglie di Balducci e di Anemone, ma quando si tratta di finanziare un film in lingua sarda –quello di Columbu- richiede requisiti, qualità ma soprattutto  garanzie su “piano finanziario, quello di lavorazione grafica, l’ipotesi di cast tecnico-artistico, il curriculum vitae della società produttrice, le ipotesi di distribuzione” . Chiede garanzie e e….lingua italiana!

Ma avrà chiesto tutte queste qualità e garanzie alla moglie di Balducci e Anemone, produttori di una film che incassèrà circa un quinto del finanziamento concessogli?

E’ l’Italia puzzolente, quella che avanza, l’Italia colma solo ormai di escrementi. Sarà opportuno che la Sardegna si allontani, prima che sia troppo tardi!

 

P.S.

In occasione dell’uscita dei miei due articoli, in un blog, certo Godot-NEWS, (già il titolo xenomane è sintomo di provincialismo bieco e di antisardismo) mi si riempie e di improperi (“Francesco Casula ayatollah della lingua e delle cause (sarde) perse”) e via via insultando. Di converso difende Blandini “Il Direttore generale per il Cinema al Ministero”: perdinci che carica!!!

Chissà se oggi si sarà ricreduto il nostro, ascaro e un po’ ignorantello: parla di miei “sproloqui” a proposito dell’Attico, evidentemente l’ha confuso con l’ultimo piano di qualche palazzo, essendo certamente digiuno di Greco. Ma a quanto pare anche di italiano e latino e non solo di Lingua sarda. Ma qui mi fermo, ligio all’apoftegma di Dante: Non ti curar di lor/ma guarda e passa, perché non è il caso di polemizzare con il niente, o peggio, con sos canes de isterzu che leccano i piatti dei padroni, soprattutto se forestieri.

 

 

Ecco chi è il burocrate romano che rifiutò il film di Columbuultima modifica: 2010-04-05T08:41:06+02:00da zicu1
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Ecco chi è il burocrate romano che rifiutò il film di Columbu

Lascia un commento