Perché appoggio l’idea di Milia

milia.jpgff.jpgdi Francesco Casula*

In un dibattito tutto politicista, avvitato su se stesso, giocato e appiattito prevalentemente sugli schieramenti e sugli organigrammi, sui leader e sulle scelte “nazionali”, irrompe prepotentemente Graziano Milia, presidente della provincia di Cagliari. Con proposte e provocazioni, culturali e politiche, rivolte certo al Pd, ma proettate anche fuori “dal cortile” del suo partito. Proposte, occorre subito dire, molto interessanti. Che sarebbe da stolti e insipienti non discutere e valutare: a iniziare dai suoi compagni di partito ma anche da chi, pur non appartenendo al Pd, è interessato ad avviare una seria riflessione su una politica nuova in Sardegna. Che segni discontinuità rispetto al passato, segnatamente per quanto attiene alla “forma partito” e alla sua organizzazione, come ai programmi. La bozza di nuovo simbolo del Pd presentato da Milia esprime e compendia, plasticamente, la sua proposta. Per intanto: Partito democratico della Sardegna. A significare una organizzazione di tipo federale: che dunque rompa e si liberi dal cappio del centralismo per sardizzarsi e costituirsi in organizzazione autonoma e federata. Sopra il simbolo del Pd della Sardegna c’è la scritta “Sardi Europei liberi” e, a sinistra, la bandiera dei Quattro Mori e dell’Europa. Ovvero “Sardi” per indicare le radici, l’identità, la specificità- peculiarità locale –e dunque i Quattro Mori- e “Europei” a significare l’apertura, il nuovo e l’innovazione. Solo coniugando i due poli sarà possibile uscire dalla crisi e dal sottosviluppo e avviare una fase di prosperità e di libertà. Parlando con la nostra cultura e la nostra lingua in un confronto permanente con altre culture e altre lingue; producendo in loco segni, oggetti, azioni capaci di comunicazione –e di mercato- mondiale. E l’Italia? Il vecchio stato ottocentesco –quale quello italiano ancora è- risulta ormai un ferrovecchio, inservibile e inutilizzabile. La Sardegna –come popolo e come nazione- deve andare in Europa direttamente, senza mediazioni statuali. Aprendosi nel contempo –economicamente e culturalmente- al mediterraneo e al mondo. Per competere con le sue produzioni materiali e immateriali, finalmente decisa a costruire un futuro di sovranità, di prosperità e di benessere, lasciandosi alle spalle lamentazioni e complessi di inferiorità. Convinti che possiamo salvarci solo con le nostre forze.

 

*storico

 

(Pubblicato su Il Sardegna del 14-7-06)

Perché appoggio l’idea di Miliaultima modifica: 2009-07-15T12:02:00+02:00da zicu1
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