19/05/2012
Cos'è l'Identità
Una casa aperta che ogni giorno diventa più ricca: si chiama Identità.
di Francesco Casula
Da un sondaggio curato dall'Università di Cagliari e da quella di Edimburgo e finanziato dalla Regione sarda circa l'atteggiamento dei Sardi nei confronti della propria identità, dell’Autonomia, delle Istituzioni regionali e del rapporto fra Sardegna, Ue e Italia, emergono umori e giudizi estremamente interessanti: ad iniziare da quello sulla Identità: concepita in modo dinamico e variabile, non immobile e chiusa. Ovvero ferma e ossificata nel passato. Una identità dunque che cammina nella materialità corposa delle vicende e dei processi reali in cui si contamina, e si costruisce-ricostruisce: fatta, di somme e di accumuli e non di sottrazioni successive. L’identità che occorre difendere e rivendicare e far crescere dunque non è quella primigenia o “autentica”: anche perché l’autoctono puro non esiste. Gli uomini – come le piante – hanno certo “radici”, ma insieme viaggiano, cambiano, sono ibridi, multipli, figli di molte generazioni e di molte culture e di infiniti incontri: influenzati dal sangue e dalla storia tanto quanto dal loro libero mutare, abitare, imparare. Non esistono quindi identità blindate. L’Identità che esiste è invece lo specchio fedele di stratificazioni culturali secolari su un potente sostrato indigeno che fa da coagulo. Ma non si esprime in un isolato e fermo recupero e cernita di semplici memorie e tradizioni. In genere –ha sostenuto il filosofo Searle – noi pensiamo alla memoria e dunque all’identità che su questa basiamo, come a un magazzino di frasi e immagini. Dobbiamo invece pensare alla memoria e dunque all’identità come a un meccanismo che genera atti contemporanei, inclusi pensieri e azioni, certo basati anche sulle esperienze del passato, ma nei termini accrescitivi di un confronto nel tempo perché è in quel confronto, in quello scambio intersoggettivo che trova la ragione la capacità di conservare ma anche di progettare e di accogliere e di proporre, di ricevere e di dare. Ciascuno è figlio della propria terra ma anche figlio del mondo intero. Occorre partire dal “luogo della differenza” per riconoscerci e appartenerci e insieme da quel luogo, dal valore della diversità segnata da una storia dissonante e da arresti anche drammatici ma carica di significati millenari: ripartire, muovere per disegnare nel presente la nostra storia futura. Essa non è dunque mai definitiva o cristallizzata: ma è da rielaborare continuamente. Un’identità è qualcosa che dà e riceve. L’identità insomma è una casa aperta, che si ingrandisce e si arricchisce ogni giorno. E non è un dato rassicurante e permanente ma è quella che diventa fatto nuovo, che interroga l’esperienza del tempo attuale, per affrontare il presente nella sua drammatica attualità, per definire un orizzonte di senso, per situarci e per abitare, aperti al suo respiro, il mondo, lottando contro il tempo della dimenticanza. L’identità dunque si vive, nel segno della contaminazione, della creolizzazione e dell’appartenenza. Ma soprattutto: l’identità è quella che si trasforma in questione operativa: che diventa progetto e l’appartenenza diventa storia, caricandosi di vita, suscitando conflitti, impegnandosi con le lotte a trasformare il presente e costruire il futuro.
Pubblicato su SARDEGNA Quotidiano del 19-5-2002
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16/05/2012
Recensione di "Letteratura e civiltè della Sardegna"
Una bella recensione di Pietro Picciau (Unione Sarda del 10-3-2012)) su “LETTERATURA E CIVILTA’ DELLA SARDEGNA”, di Francesco Casula, Edizioni Grafica del Parteolla, pagine 275, Euro 20.
L’introduzione di "Letteratura e civiltà della Sardegna" (Edizioni Grafica del Parteolla) pone un suggestivo quesito preliminare:
«È esistita una Letteratura e una Civiltà sarda? ». L'autore Francesco Casula (nato a Ollolai. per circa 40 anni docente nei licei e e negli Istituti superiori, dirigente sindacale. studioso di storia e lingua sarda. scrittore e giornalista) al 'termine di un documentato e approfondito ragionamento - un viaggio storico e letterario utile per chiunque, a cominciare' dagli studenti - sostiene di sì. L'importante. avverte. è che la «produzione letteraria esprima una specifica e particolare sensibilità locale», Quindi una letteratura sarda esiste se. «come ogni letteratura. ha i tratti universali della qualità estetica e se. in più è specifica, non tanto per questioni grammatica- " li, quanto per una questione di Identità». E proprio l'Identità sarda l'elemento che avvicina gli autori inseriti dall'autore nel primo volume di "Letteratura e Civiltà della Sardegna".
Casula propone un itinerario storico-letterario che parte dalla nascita della lingua sarda e dai primi documenti per proseguire con la trattazione di autori (di ciascuno presenta la biografia, un brano, un giudizio critico e una sezione per l'attività didattica) che formano le fondamenta della nostra letteratura: Antonio Cano, Sigismondo Arquer, Girolamo Araolla, Giovanni Matteo Garipa e Fra Antonio .Iaria da Esterzili durante il dominio catalano-aragonese e spagnolo; Efisio Pintor Sirigu, Francesco Ignazio Mannu, Diego Mele, Peppino Mereu e l'autore sconosciuto di Sa scomuniga de Predi Antiogu nel Settecento-Ottocento; Giambattista Tuveri, Antonio Gramsci e Emilio Lussu per un «nuovo stato e un nuovo ordine sociale». Tra i romanzieri del 1900-2000 sonò, stati scelti Grazia Deledda, Salvatore Satta e Giuseppe Dessì. Per raccontare il banditismo e la società del malessere, i codici 'barbarìcìni e i suoi analistì, Casula ha indicato Antonio Pigliaru, Michelangelo Pira e Giuseppe Fiori. Sebastiano Satta è l'autore in lingua italiana inserito nel capitolo sulla letteratura identitaria del 1900-2000; mentre tra gli autori in lingua sarda figurano.Antioco Casula (Montanaru), Pedru Mura e Salvatore Cambosu.
La domanda iniziale sull'esistenza della letteratura e di una civiltà sarda è intrigante sia per la risposta che ne danno gli autori citati, sia per quanto lo stesso Casula sostiene per confutare l'affermazione: «C'è cm lo nega». E l'inizio avvincente del viaggio (crìtìco, storico, letterario) in compagnia dell'autore. Alcuni,avverte Casula, «dubitano perfino che la Sardegna abbia avuto una storia tout court. Emilio Lussu ha scritto che noi non abbiamo avuto una storia. La nostra storia è quella di Roma, di Aragona, ecc. Lo , storico francese Le Roy Ladurie ha sostenuto che la Sardegna giace fu un angolo morto della storia. Francesco Masala, il nostro più grande poeta etnico, parla di storia dei vinti perché i vinti non hanno storìa. Fernand Braudel, il grande storico francese; direttore della rivista Annales che rivoluzionerà lastoriografia, alludendo ad alcuni popoli mediterranei, forse anche all'Isola. ammette che la loro storia sta, nel non averne e non si discosta molto da questa linea raccontando che viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano ne1 Libano e la preistoria in Sardegna».
Pietro Pìcciau
16:35 Scritto da: zicu1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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14/05/2012
Riscrivere il nuovo Statuto
E ora subito l’Assemblea Costituente
di Francesco Casula
Nel Referendum del 6 maggio scorso i Sardi si sono pronunciati con nettezza a favore dell’Assemblea Costituente per la riscrittura dello Statuto. Ora occorre passare subito all’indizione della elezione, a suffragio universale, dei Costituenti. A sollecitarla sono le forze politiche e sociali, ad iniziare dai sostenitori da sempre della Costituente: dalla CISL, con il segretario regionale Mario Medde, al Partito sardo con il segretario nazionale Giovanni Colli e il dirigente sassarese Michele Pinna. Scrive Medde:”Nella drammatica crisi dell'Isola, mentre si accentuano divisioni e contrapposizioni, solo l'Assemblea Costituente può consentire una ricomposizione all'insegna di un nuovo progetto di rilancio della Sardegna e delle stesse istituzioni. E’ con il coinvolgimento dei Sardi che sarà possibile non solo riscrivere lo Statuto speciale della Sardegna e il nuovo patto costituzionale con lo Stato, ma anche dare vita, dopo le scelte che il referendum ha fatto sulle province, a un nuovo modello di rappresentanza istituzionale”. Mentre Pinna entra nel merito dei contenuti del nuovo Statuto affermando che “E’ lì in quello Statuto che i Sardi dovranno riscrivere il loro destino. E' lì, in quella Carta, che i Sardi dovranno riscrivere il loro sistema tributario, il loro sistema di sviluppo economico, il loro sistema culturale, la lingua che vorranno usare liberamente nella vita privata come nella vita pubblica. E' in quella Carta che i Sardi dovranno riscrivere il loro sistema dei trasporti per sottrarsi ai monopoli che impediscono loro di raggiungere liberamente e a basso costo la terraferma. E' in quella Carta che i Sardi dovranno riscrivere le modalità con cui vorranno stare in Italia in Europa e nel mondo”. Difficile non convenire. Con l’attuale Statuto infatti i Sardi potranno amministrare solo la propria dipendenza e subalternità, economica e culturale. Di qui l’esigenza, non più procrastinabile, per non sprecare anche l’attuale legislatura regionale, del rifacimento di un nuovo Statuto, come vera e propria Carta costituzionale dell’Isola. Certo, la Casta politica – specie quella più gattopardesca, che fa finta di cambiare tutto per non cambiare niente – ancora una volta, può continuare a fare le orecchie da mercante e passare sopra la volontà popolare. Ma deve stare attenta: può essere travolta definitivamente.
Pubblicato su SARDEGNA Quotidiano del 14-5-2012
13:42 Scritto da: zicu1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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