GLOBALIZZAZIONE OMOLOGAZIONE e AFASIA

 di Francesco Casula
Verso un solo mondo (One world), e per di più un mondo uniforme, “l’odiosa, omogenea unicità mondiale”, l’aveva chiamata David Herbert Lawrence in “Mare e Sardegna”; anzi una sfera rigida e astratta nell’empireo e non invece tanti mondi, ciascuno col proprio movimento e con un suo essere particolare e inconfondibile. Quella “unità”, di cui parla lo scrittore Eliseo Spiga nel suo suggestivo potente e visionario romanzo, “Capezzoli di pietra” (Zonza Editori): Ormai il mondo era uno. Il mondo degli incubi di Caligola. Un’idea. Una legge. Una lingua. Un’eresia abrasa. Un’umanità indistinta. Una coscienza frollata. Un nuragico bruciato. Un barbaricino atrofizzato. Un’atmosfera lattea. Una natura atterrita. Un paesaggio spianato. Una luce fredda. Città villaggi campagne altipiani nazioni livellati ai miti e agli umori di cosmopolis. Verso un pensiero unico: che abolisce le stagioni, sospende il tempo, rende insignificante il contrasto fra il caldo e il freddo, ammutolisce la politica, mette al bando l’idea stessa del cambiamento. Omologando e annullando progressivamente le specificità; ibernando nella bara della tecnica, del calcolo economico, della mercificazione, della globalizzazione le identità politiche, sociali, etniche. Dimenticando il valore proprio delle riserve della memoria, le consuetudini familiari e municipali, le esperienze di vita, i retroterra arcaici e umorali, le diversità, i vecchi valori e le «piccole patrie»,. In una parola le nostre “radici”. Inaridirle, strapparle, equivarrebbe a staccarci dalla nostra anima e dalla nostra coscienza. Perché certo le radici da sole non bastano. Ma senza le radici non si sta in piedi . Dimenticando, “in un incubo distopico, le differenze tra le persone e gli stati , le sacrosante, ferree differenze storiche, economiche, culturali, religiose, linguistiche fra persone e paesi distanti migliaia di chilometri e figlie di storie e culture completamente diverse”. (Edoardo Nesi vincitore del Premio Strega 2011, con il romanzo Storia della mia gente, – (Bompiani editore) Imboniti dalla televisione, clienti perfetti del paradiso delle multinazionali perché indottrinati ad avere gli stessi gusti, consumatori felici di mangiare ovunque lo stesso hamburger senza sapore, di vedere gli stessi film senza storia e di sentire la stessa musica di plastica, di passare le giornate a chiacchierare di nulla su internet e di non leggere neanche un libro, di mettersi addosso la stessa pallida imitazione di moda e di parlare tutti la stessa lingua senza però avere più nulla da dire. Domani infatti, un domani sempre più vicino, il Pianeta parlerà la stessa lingua, un’unica lingua. Con lo sterminio delle 7.000 lingue oggi presenti sulla Terra. Che bello dirà qualcuno: basta con la Babele linguistica. Così potremmo capirci tutti. Sì, forse. Ma non avremmo più niente da dirci né da comunicare, né da raccontare. Saremmo ridotti all’AFASIA TOTALE.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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GLOBALIZZAZIONE OMOLOGAZIONE e AFASIAultima modifica: 2020-12-29T09:06:23+01:00da zicu1
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