I Curdi: Un popolo senza Stato, senza diritti, cancellato dalla Storia.

I Curdi: Un popolo senza Stato, senza diritti, cancellato dalla Storia.

di Francesco Casula
 
1)    I Kurdi: martoriati e repressi in Turchia

Senza Stato, senza diritti, deportato, incorporato coattivamente in una miriade di Stati stranieri – Iraq, Iran, Siria, Turchia e persino Libano e in alcune regioni asiatiche dell’ex URSS – il popolo kurdo, con più di 30 milioni di abitanti, dal lontano 1924 ha subito una politica di discriminazione razziale che non ha esempi né precedenti in nessuna altra parte del mondo.
Gli Stati che opprimono il popolo kurdo, con tutti i mezzi a loro disposizione, come la Stampa, La Radio-TV, l’esercito, la polizia, la Scuola, L’Università, hanno condotto e continuano a condurre una politica mirante non solo a negare i loro diritti inalienabili, sanciti da tutte le Convenzioni internazionali e dell’ONU, ma a eliminare la loro stessa esistenza fisica.
Per Iraq, Iran, Siria, Turchia etc. i kurdi non esistono: né come popolo, né come etnia, né come lingua, né come cultura.
In modo particolare in Turchia – ma anche gli altri Stati che li hanno incorporati non sono da meno, pensiamo solo ai massacri da parte del dittatore criminale Saddam Hussein – il popolo kurdo è soggetto a distruzione sistematica da parte di tutti i governi che si sono succeduti dal 1924.
Secondo alcuni storici (1) dal 1924 al 1941 la politica kurda è stata nei confronti dei kurdi di “etnocidio”.
Dal 1945, nonostante numerosi trattati e convenzioni per il rispetto dei diritti umani, la politica turca non è cambiata: ai Kurdi (il 23% della popolazione, circa 13 milioni di abitanti) la Turchia nega la loro lingua, la musica, le tradizioni, i costumi. Sono proibiti persino i nomi di battesimo kurdi.
Questa politica è sopravvissuta dagli anni venti fino ad oggi: in nome del principio della “integrità e indivisibilità della patria turca” e della “unità del popolo turco”. Tanto che nell’ultima Costituzione del 1982 si continua a proibire per legge la lingua kurda (art.26); le pubblicazioni in kurdo (art.28); i Partiti kurdi: sono infatti autorizzati ad esistere ed operare solo quelli che programmaticamente difendono e sostengono “l’indivisibilità della patria nazionale” (artt. 68 e 69).
Tutta la politica della Turchia è basata dunque sulla negazione dell’identità etnonazionale dei kurdi, chiamati eufemisticamente e beffardamente “Turchi di montagna” :si ha la paura, anzi il terrore, perfino del termine, del flatus vocis!
Dopo la seconda guerra mondiale la Turchia è entrata nel campo e nell’orbita occidentale, ma la sua politica non è mutata. Nel 1953 il Presidente turco Gemal Bayar, durante una visita in USA dichiarò:  ”In Turchia non esistono più minoranze nazionali”.(2) Il 27 Maggio 1960 Gemal Gursel, capo della Giunta militare e Presidente della Repubblica, in una Conferenza stampa affermò :”In Turchia non esiste nulla che abbia a che fare con l’esistenza dei Kurdi (3) e durante una manifestazione pubblica lo stesso aggiunse: ”non esiste un popolo che si chiami kurdo, voi tutti siete turchi” (4).
Nel 1967 il Presidente turco Cewdad Sonai dichiarò che “tutti coloro che vivono sul territorio turco sono turchi”.
Nel 1972 il Primo ministro Nihat Erim disse:” In Turchia esiste solo la nazione turca, Tutti i cittadini che vivono in diverse parti del paese sono felici di essere turchi”.
E i milioni di Kurdi che da circa un secolo, ininterrottamente si massacrano, si deportano, si mettono in galera, si perseguitano, magari perché parlano in kurdo, cantano o ascoltano musica kurda? Naturalmente non esistono.

2)    I Kurdi: cancellati dai Libri di storia

Ma non basta. Il dramma dei Kurdi è certamente quello di essere martoriati e “negati” negli Stati in cui sono attualmente incorporati – abbiamo visto il caso della Turchia ma non è molto diverso quello dell’Iraq, dell’Iran e della Siria – ma anche quello di essere potati e cancellati dall’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, dai media, dalla scuola.
A questo proposito mi sono preso la briga – come docente di Storia – di analizzare e visionare, in modo rigoroso e puntuale ben 32 testi scolastici di storia estremamente rappresentativi e attualmente in adozione nelle Scuole italiane, rivolti ai trienni delle scuole superiori (Licei, Magistrali, Istituti tecnici e professionali). Alcuni sono particolarmente noti, di storici di vaglia (5), di case editrici prestigiose (Laterza, Mondadori, Cappelli, Sei, Le Monnier, Bulgarini, Zanichelli ,La Nuova Italia, Bulgarini etc. etc.) e che comunque vanno per la maggiore. Ebbene, dal mio studio e dalla mia indagine risulta che su 32 testi – che diventano 96 perché ogni pomo contiene tre volumi, uno per ciascuna classe del triennio –  ben trenta non dedicano neppure una riga al problema kurdo: di più, il termine kurdo non viene neppure nominato! Eppure si tratta – come risulta dalla nota bibliografica n.5 – di storici non solo noti e prestigiosi ma di ispirazione e orientamento prevalentemente cattolica, liberale, progressista ma soprattutto di sinistra. Ahi, ahi, che brutti scherzi combinano ai “nostri” le categorie storiche statoiatriche, centralistiche, eurocentriche e occidentalizzanti!
Solo un testo (volume 3°, rivolto dunque alle Quinte superiori o alla Terza classe del Liceo classico) di Alberto De Bernardi_-_Scipione Guarraccino, accenna ai Kurdi indirettamente, quando parla di Kemal Ataturk. Ecco il riferimento testuale: ”Nel 1925 represse nel sangue la rivolta dei Kurdi che chiedevano l’applicazione dell’Autonomia in base al trattato di Sevres” (6).
Chi invece  dedica un lunga e pregevole nota è un testo firmato a più mani (il volume 3/1, Geografia della Storia – lo scontro per la supremazia mondiale – di Aruffo-Adagio-Marri-Ostoni-Pirola-Urso, ed. Capelli.
Mi piace riportare testualmente ampi stralci della nota titolata:” I Kurdi e il Kurdistan”. Eccola.

“Il Kurdistan è un territorio di frontiera, che si estende dal mare nero alla Mesopotamia, all’altopiano iranico e all’Anti Tauro. Esso è ai margini di quattro emisferi culturali, etnici e politici (arabo, persiano, turco, russo). E’ territorialmente diviso fra Turchia, Iran, Iraq e Siria. Il Kurdistan settentrionale comprende 18 delle 67 province turche. Quello meridionale comprende 4 delle 18 province iraqene. Ad oriente il territorio kurdo copre 4 delle 24 province iraniane mentre il Kurdistan siriano costituito da 3 enclaves, è considerato propaggine di quello turco.
I Kurdi sono un popolo indoeuropeo la cui lingua ne qualifica l’identità nazionale, più della religione musulmano-sunnita. Sottoposti alla disintegrazione etnica-culturale (minoranze curde esistono in Libano e nelle regioni asiatiche dell’ex URSS), alla deportazione di massa da parte turca e iraqena, alla colonizzazione, i Kurdi sono stati costretti ad emigrare per evitare persecuzioni e disoccupazione. Alla loro storia nuoce non poco il fatto di abitare territori ricchi di petrolio e divenuti centro di contese regionali e internazionali.
La storia dell’indipendentismo kurdo moderno è costellata di lotte per l’autonomia. Con l’inizio del secolo XX la causa della libertà e dell’indipendenza venne egemonizzata da intellettuali di formazione europea o educati a Istambul. In seguito agli accordi anglo-francesi di Sykes-Picot (1916) il Kurdistan meridionale fi diviso in una zona francese (area di mossul) ed in una britannica (regione petrolifera di Kirkuk). Col trattato di Sèvres fra l’impero ottomano e le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale (1918-1920), la Turchia si impegnò a favorire la formazione di un Kurdistan autonomo nella parte orientale dell’Anatolia e nella provincia di Mossul, presupposto dell’indipendenza. Il disegno delle potenze imperialistiche  mirava a farne uno stato cuscinetto fra Russia e Turchia.
Ma la vittoria della rivoluzione Kemalista e il trattato di Losanna cancellarono i diritti del popolo kurdo. Alle rivolte kurde, Turchia, Iran, Iraq Afganistan risposero prima con feroci massacri (1925,1930,1937) e poi col Patto di Saadabed (1937).
Nel 1946 sorse, a Mahabad (Kurdistan iraniano) la repubblica kurda appoggiata dall’URSS e cancellata militarmente dallo Scià di Persia. Tre anni prima era nato il Partito nazionalista conservatore, denominato Comitato della vita del Kurdistan, clandestino, a base tribale e piccolo borghese.
Il 15 Agosto 1945 comparve il Partito democratico del Kurdistan, sostenuto dai contadini, dai lavoratori urbani, dalle tribù nazionaliste e dai medi proprietari terrieri. Il suo programma mirava alla libertà e all’autogoverno dei Kurdi, nell’ambito dello Stato iraniano. In Turchia, con Ataturk prima e con Ismet Inonu dopo (1930) vennero varate leggi (1934) che di  fatto legalizzarono l’etnocidio del popolo kurdo.
Dopo la fallita rivolta di Shaikh Said (1925) le truppe turche devastarono il Kurdistan e ricorsero a deportazioni ed esecuzioni di massa (1925,1928). In questi anni 8758 villaggi furono distrutti e 15.206 donne, bambini e uomini disarmati vennero brutalmente massacrati. Oltre 200 mila deportati morirono di fame, di stenti e di malattie. A riattivare la lotta d’indipendenza intervennero le rivolte del 1930 e quella di Darsim del 1937.
In Turchia la discriminazione socio-economica antikurda fu sancita da leggi liberticide che nel 1936, portarono all’integrazione del Codice penale degli articoli 141 e 142, ispirata alla legislazione fascista italiana (Codice Rocco).
Ancor oggi in Turchia è proibito parlare in kurdo. I Kurdi sono significativamente chiamati “I Turchi della montagna”(7).
Di contro, pressochè tutti gli altri 30 testi che non si degnano di nominare neppure i Kurdi, dedicano ampio spazio a Kemal soprannominato pomposamente “Ataturk”, ovvero “Padre dei Turchi” che dopo la Prima Guerra mondiale e la liquidazione dell’impero ottomano, fondò lo Stato Turco e fu suo Presidente dal 1923 al 1938. Il più famigerato persecutore e massacratore del popolo kurdo viene celebrato dai “nostri” storici  in modo entusiastico come “autorevole Giovane Turco”, “Valoroso ufficiale”, “ammodernatore” del Paese che grazie a lui diventerebbe “laico” e “democratico”.
Ecco – ma sono solo degli esempi – alcune “perle”. Secondo questi storici Ataturk “Fece propria la concezione modernistica e laicizzante”(8);  “Lottò per l’indipendenza e la democrazia” (9);   “Avanzò  un notevole programma di riforme: tutte le religioni furono poste sullo stesso piano, si promulgarono nuovi codici, furono occidentalizzati il calendario e l’alfabeto, si abrogarono le tradizionali restrizioni cui erano soggette le donne. Fu promossa l’agricoltura, incentivata l’industria, vennero effettuate molte opere pubbliche” (10);  “Fece varare una serie di riforme quali la fine dell’islamismo come religione ufficiale dello Stato, la laicizzazione dell’insegnamento, la promulgazione di nuovi codici, l’abolizione della poligamia, l’adozione dell’alfabeto latino”(11);  “Avviò una vasta modernizzazione del sistema politico e dell’intera società ispirandosi ai modelli occidentali”(12);  “Creò uno Stato moderno e laico”(13);  “Si impegnò in una politica di occidentalizzazione e di laicizzazione dello Stato. L’esperimento riuscì solo in parte, ma ebbe il valore di un modello( sic!) per molti paesi impegnati sulla via della modernizzazione e dell’emancipazione dai vincoli coloniali”(14);  “Potè attuare quelle grandi opere di rinnovamento interno che avrebbero trasformato un arretrato paese islamico in uno Stato laico, moderno e indipendente”(15);  “Impose una serie di riforme che occidentalizzarono e laicizzarono lo stato e la società, fu introdotto l’alfabeto latino, fu adottato il calendario occidentale” (16).
A quest’entusiasmo occidentalizzante ed eurocentrico, osannante il Giovane Turco, xenofobo e precursore delle leggi razziste contro i Kurdi, massacratore degli stessi e della Comunità armena, secondo il criterio della “pulizia etnica” (17) non sfugge neppure l’Unesco, organismo delle Nazioni Unite che ha il compito di proteggere e sviluppare le varie culture e le lingue del mondo, soprattutto nel campo dell’istruzione. Il 27 Ottobre del 1978 questo Organismo internazionale ha infatti deciso di celebrare il centesimo anniversario della nascita di Kemal Ataturk considerandolo come “Pioniere della lotta contro il colonialismo”. Nella decisione dell’Unesco si legge che il merito di Ataturk è stato quello di aver svegliato i popoli oppressi per condurli verso la libertà e l’indipendenza.Dio ci liberi da questo benemerito Organismo internazionale. C’è infatti da chiedersi: ma di quale libertà e di quale indipendenza, parla l’Unesco? Di quella forse che la Turchia riserva ai Kurdi?
Note Bibliografiche
1)    J. P. Derriennic, Le moyen Orient au XX siecle,  pag. 68
2)    J. Nebaz, Kurdistan u sorsakay, 1985, pag. 106
3)    Ibidem, pag. 107
4)    Ibidem, pag. 108
5)    Si tratta di storici – e cito solo alcuni fra i più noti –  come G. Candeloro e R. Villari, F. Della Peruta e G. De Rosa, A. Desideri e M. Themelly, A. Giardina e G. Sabbatucci, A. Brancati e T. Pagliarani, A. Camera e R. Fabietti, A. Lepre e M. Bontempelli, C. Cartiglia e M. Matteini, F. Gaeta, P. Villani, G. De Luna.
6)    Alberto De Bernardi-Scipione Guarraccino, La Conoscenza storica, Il Novecento vol.3, Edizioni scolastiche Mondadori, Milano 2000, pag. 73.
7)    Alessandro Aruffo – Carmelo Adagio – Francesca Marri – Marco Ostoni – Luca Pirola – Simona Urso, Geografie della Storia vol.3/1, Cappelli editore, Bologna 1998, pag. 124.
8)    Franco Della Peruta, Storia del ‘900, Editore Le Monnier, Firenze 1991, pag.344.
9)    Giovanni De Luna-Marco Meriggi- Antonella Tarpino, Codice Storia, vol.3, Il Novecento, editore Paravia, Milano 2000, pag. 107.
10) Antonio Desideri- Mario Themelly, Storia e storiografia, vol.3 secondo tomo, casa editrice D’Anna, Messina-Firenze, Gennaio 1992,pag.593.
11) G. Gracco-A.Prandi- F. Traniello, Le nazioni d’Europa e il mondo, vol.3, Sei editore, Torino 1992, pag. 385.
12) Mario Matteini-Roberto Barducci, Didascalica, Storia vol.3, Casa editrice D’Anna, Messina-Firenze, Gennaio 1997, pag. 44.
13) Aurelio Lepre, La Storia del ‘900, vol.3, Zanichelli editore, Bologna 1999, pag. 1115, paragrafo 51/2.
14) A. Giardina-G. Sabbatucci- V. Vidotto, Guida alla storia, Dal Novecento ad oggi, vol.3, Editori Laterza, Bari 2001, pag. 94.
15) A. Brancati- T. Pagliarani, Il Novecento, Editrice La Nuova Italia, Pesaro 1999, pag. 66.
16) Giorgio Candeloro-Vito Lo Curto, Mille Anni, vol.3, editore D’Anna, Firenze 1992, pag. 389.

I Curdi: Un popolo senza Stato, senza diritti, cancellato dalla Storia.ultima modifica: 2016-11-05T07:34:35+01:00da zicu1
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