LA SARDEGNA CHE VORREI/1 ENERGIA E LAVORO

          LA SARDEGNA CHE VORREI/1 ENERGIA E LAVORO

di Vincenzo  Sardu

Vi siete chiesti come mai in Sardegna c’è una disoccupazione così radicata? Colpa della crisi certo, ma questo problema esiste da sempre. Siamo diventati un popolo di emigranti, terra di gente che va via perché non c’è speranza e terra di gente che, se resta, soffre. Perché?

Escludendo i trattamenti pensionistici, abbiamo un Pil che fa ridere persino greci, portoghesi, spagnoli, figuriamoci gli altri europei. Vuol dire che non c’è niente di niente, che non ci sono imprese, aziende industrie. Gran parte del problema, nasce da qui. E perché non ci sono queste strutture produttive? Perché fare impresa in Sardegna costa più che in qualsiasi altra parte e non per il costo della manodopera. Ma per due variabili: trasporti e, soprattutto, energia.

Paghiamo l’energia mediamente il quaranta per cento in più rispetto a qualsiasi altra parte nello stivale. Il motivo? Non si sa ma di certo non per una ragione industriale: produciamo in Sardegna 1,3 volte il fabbisogno. Se il costo industriale fosse elevato, non se ne produrrebbe così tanta in più. Il fatto curioso è che quel trenta per cento di extra viene incanalato via cavo sottomarino verso la penisola e a prezzi non certo allineati a quelli che si pagano in Sardegna. Cosa provoca tutto questo, oltre alla beffa? Che le imprese non hanno alcuna convenienza a fare azienda e a produrre in Sardegna, togliendo quindi alla nostra economia uno sfogo importantissimo. Ecco spiegato come mai da noi la disoccupazione galoppa.

Ma attenzione, perché un po’ ce la cerchiamo. Ogni volta che si parla di energia i sardi non sanno bene di cosa parlano e si limitano a riprendere slogan che sentono in giro. Per esempio, può essere più inquinante una centrale a carbone o unaa olio oppure un campo eolico o un campo fotovoltaico? Neanche a dirlo, sono migliaia di volte più nefaste le prime due. Allora perché tutta questa paura? Non sarà per caso che a qualcuno fa comodo agitare certi spauracchi per indottrinare l’opinione pubblica a pensare in un certo modo?

Svezia e Uruguay, due paesi lontanissimi e con caratteristiche differenti, hanno fatto la stessa scelta: energia pulita e rinnovabile per tutti gli usi non di grande locomozione. Per il cento per cento del fabbisogno nazionale. Avete una minima idea del potenziale che ha la Sardegna con le fonti rinnovabili? In tutta Europa è difficilissimo trovare una condizione migliore per sole, vento e mare. Abbiamo 24mila km quadrati di territorio e siamo poco più di un milione e cinquecentomila abitanti. La densità abitativa è talmente bassa che ci sono ampie porzioni di territorio dove non passa nessuno, neanche la fauna. Perché si dovrebbe avere paura di un prodotto che può dare tanta ricchezza?

Tra chi obietta c’è anche la diffidenza verso i soggetti produttori. Basterebbe una legge: i titolari e i controllanti di qualsiasi punto di produzione di energia rinnovabile devono essere sardi, incensurati loro e i loro familiari più stretti, e in caso di cessione di quote o di proprietà possono farlo soltanto a soggetti analoghi. Imponendo per legge anche una filiera interamente sarda, si terrebbero lontani fenomeni di infiltrazioni poco gradite. Ci sarà sicuramente chi troverà da obiettare con le storielle sulla concorrenza eccetera: me ne frego. In Sardegna è arrivato il momento di cominciare a dire anche qualche “no” e a imporre la nostra volontà. Se a Roma o a Bruxelles questo non piace, è un problema loro.

Sintetizzando: un piano energetico regionale che inizia con l’acquisizione della rete distributiva. Il gestore non è d’accordo? Si fa la legge e lo si obbliga. Anche in questo caso è giunta l’ora di far prevalere la nostra volontà. Piano energetico basato su uno sviluppo totale per la produzione di energie rinnovabili da istituire con un piano di attenzione ambientale, utilizzando in primo luogo le maestranze delle attuali centrali, che saranno formate al riguardo, ma anche creando nuove opportunità di lavoro. L’obiettivo può e deve essere una produzione anche 2-2,5 volte il fabbisogno attuale, per abbattere il costo pagato dalle famiglie e rendere molto più vantaggiosa per le imprese la produzione dei loro prodotti in Sardegna. E magari anche vendendo le eccedenze energetiche.

Pensateci. Finora ci siamo fatti abbindolare ma in realtà abbiamo sempre avuto al collo un guinzaglio con il quale siamo stati costretti a fare il percorso che qualcuno voleva che noi facessimo. L’energia è nostra, prendiamone possesso. E soprattutto diffidate dagli allarmi gratuiti. Ci possono essere la massima attenzione e rispetto per l’ambiente, ci possono essere strumenti per impedire che questo comparto diventi remunerativo per la criminalità importata, ci possono essere straordinari benefici in termini di occupazione. Da qui nasce il futuro

LA SARDEGNA CHE VORREI/1 ENERGIA E LAVOROultima modifica: 2016-01-16T13:45:09+01:00da zicu1
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