statuto sardo

 

La necessità di un’Assemblea Costituente

Statuto fuori del Palazzo

di Francesco Casula*

Partiti (come il PSD’az e i Riformatori sardi) e Sindacati (dalla CISL alla CSS) in questi giorni hanno riproposto la necessità di riscrivere lo Statuto, attraverso l’Assemblea Costituente. Il Presidente della Consiglio regionale e della Giunta hanno invece sostenuto che occorre puntare sull’Assemblea legislativa. Ora, a parte che nell’accordo del centro destra è prevista l’Assemblea Costituente, -e i  pacta, come si sa, servanda sunt-, Cappellaci e Lombardo sbagliano. E forse non conoscono la storia. Ovvero i reiterati fallimenti di un Consiglio regionale, per decenni, impotente e incapace, di riformare lo Statuto: fin dagli anni ’70 attraverso la cosiddetta politica contestativa e rivendicazionista e, più recentemente, attraverso un Commissione nominata ad hoc dal Consiglio regionale per produrre un mostriciattolo di proposta che non venne neppure discussa dal Consiglio stesso. Ma se pur anche il Consiglio fosse stato e fosse ancora in grado, con le stantie e consunte procedure e riti, con i tempi morti della burocrazia, con i giochi simulati dei vassalli che chiedono a Roma gli inutili riti dell’investitura, quale Statuto potrebbe produrre, chiuso com’è nell’invalicabile palazzo di Via Roma? Occorre uscire dal palazzo: per incrociare la gente e i lavoratori in una discussione collettiva, per mettere in campo il protagonismo e la partecipazione diretta dei Sardi, per realizzare un grande e profondo movimento di popolo, finalmente coeso, che creda in se stesso e che prenda coscienza della propria Identità. Dispiegando tutta intera la sua energia di Comunità e di Nazione per potersi così dare un nuovo Statuto, una sorta di nuova Carta de Logu: come vera e propria Carta costituzionale della Sardegna che ricontratti, su basi federaliste, il suo rapporto istituzionale e costituzionale con lo Stato e con l’Europa, che le permetta di rompere la dipendenza e di autogovernarsi. Per potersi aprire così, senza subalternità e complessi di inferiorità, alle culture d’Europa e del mondo, pronta a competere con le sue produzioni materiali e immateriali, finalmente decisa a costruire un futuro di prosperità e di benessere, lasciandosi alle spalle lamentazioni e piagnistei. Altre alternative all’orizzonte non ne scorgo, se non qualche altro “gatto”, frutto di mediazioni al ribasso, o qualche altro Statuto ottriato e calato da Roma o Milano.

Storico*

(Pubblicato su Il Sardegna del 15-12-04)

 

 

 

statuto sardoultima modifica: 2009-12-16T13:17:35+01:00da zicu1
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