Onore e gloria a Eliseo Spiga

 

 

L’Unione sarda Domenica 22 novembre 2009

 

Sardista non allineato, animatore del movimento per il bilinguismo

Addio a Eliseo Spiga un utopista fuori dai recinti

Eliseo Spiga, uno degli intellettuali più lucidi della Sardegna, ci ha lasciati il 19 novembre. Sanguigno, irregolare e disorganico a partiti e camarille, renitente e utopistico, è stato militante etnicista, organizzatore di circoli politico-culturali, (come Città e Campagna), giornalista e fondatore dì giornali periodici, (Nazione sarda e Tempus de Sardinnia), animatore del movimento per il bilinguismo, ideatore della Confederazione sindacale sarda.

Nel 1968, già uscito dal Pci, comincerà ad allontanarsi dalle ideologie della sinistra, nei confronti delle quali svilupperà una polemica costante, finita nel distacco totale. È di questo periodo la pubblicazione, con lo pseudonimo di Giuliano Cabitza, del saggio “Sardegna, rivolta contro la colonizzazione”, in cui comincia ad affacciare la sua propensione per l’autogoverno comunitario, inteso non soltanto come aspirazione ideale, ma anche come prospettiva politica generale. Questo libro indica una svolta culturale definitiva, mai revocata, ed anzi sempre più radicalizzata.
La Sardegna, infatti, era diventata il centro del suo universo, da cui aveva cacciato la città, il partito (quello comunista e gli altri) il marxismo-leninismo, lo Stato. La Sardegna non gli appariva più un puntino sperduto nel mappamondo, ma gli si ergeva come torre d’osservazione dei problemi del mondo, e come oracolo premonitore di possibili destini diversi dell’umanità.
Dopo un’intensa e pluridecennale attività pubblicistica, nel 1998 consegna alla stampa un suo romanzo, “Capezzoli di pietra”, Zonza editori. Nel 2000, lo stesso editore pubblica “Manifesto della gioventù eretica e del comunitarismo”, nel quale tenta di interpretare in riferimento alla realtà sarda, i principi e i valori della cultura nuragica federalista e comunitari sta

Alla fine del 2006 l’Editrice Cuec cura l’edizione dell’ultimo libro di Spiga col titolo “La sardità come utopia, note di un cospiratore”. L’autore si ribella allo sfacelo e alla società alienata della apparente razionalità capitalistica del sistema occidentale, rifiutando le ideologie della modernità quali illuminismo, liberalismo e socialismo, e auspicando la ricomposizione dell’unità del genere umano gravemente minacciato dai pericoli insiti nella «crisi dell’età moderna e dell’intera civiltà prodotta dalla Storia».


FRANCESCO CASULA

 


Ottant’anni da compiere: non è un’età per morire, oggi. Ma l’oggi, inteso come capolinea di un’odiata modernità, piaceva sempre meno a Eliseo Spiga. «L’economia, o meglio quella attività di rapina a cui è stata attribuita la definizione di economia, appare sempre più come una immane e micidiale truffa a cui è difficile scampare. La politica è ormai un terreno impraticabile per chi nutre sentimenti di cittadinanza e rifiuta la sudditanza clientelare», scriveva nel marzo scorso sul blog di Gianfranco Pintore. Cercava nella civiltà dei nuraghi i semi del mondo che sognava di costruire: una società di liberi solidali, capaci di autogoverno. Le sue utopie non gli hanno portato soldi, né incarichi o amici potenti. Forse era davvero un ingenuo fuori dal mondo. Un visionario senza senso pratico. Ma che sollievo, e che onore, veder passare un uomo per il quale l’orizzonte dell’azione politica andava dal Mito della Preistoria al futuro più lontano. E non si fermava alla spartizione dei privilegi, al «pascolo recintato delle oligarchie».


DANIELA PINNA

 

 

Onore e gloria a Eliseo Spigaultima modifica: 2009-11-23T14:36:00+01:00da zicu1
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