Il Papa Ratzinger parla in Sardo

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di Francesco Casula*

 

“Mama, fiza e isposa de su Segnore”. A fronte della citazione di questo verso in limba, tratto dal Deus ti salvet Maria, si eleva da parte delle decine di migliaia di Sardi, accorsi ad ascoltare il Papa, l’applauso più intenso, più corale e più convinto dei pur numerosi applausi (ben 28) che hanno accompagnato l’omelia di Benedetto XVI a Bonaria il 7 Settembre scorso a Cagliari.

Evidentemente, sentire un pontefice esprimersi in sardo inorgoglisce e riempie di gioia: in quella citazione l’intero popolo sardo cristiano –e non- presente alla cerimonia, si rispecchia ritrovando e riconoscendo la propria identità. E dunque esplode in un boato ad esprimere consenso e partecipazione: certo ai contenuti espressi da Benedetto XVI, ma anche alla forma, all’essersi in qualche modo “integrato”, riconoscendone e apprezzandone valori e peculiarità, nella cultura e nella lingua locale e popolare. Del resto, non è proprio tipico del cattolicesimo essere nel contempo universale e locale? E non è forse un tradimento l’abbandono o la sottovalutazione -che ha caratterizzato anche la Chiesa– della religiosità popolare e delle sue espressioni nella nostra lingua nativa?

Fortunatamente oggi, pur con limiti e contraddizioni, qualcosa inizia a muoversi . Qualche giorno fa Raimondo Turtas, gesuita e valente storico della Chiesa ricordava quanto sostenuto dal secondo concilio plenario sardo (2001) a proposito dell’importanza e del ruolo della lingua sarda “un singolare strumento di comunicazione della fede per il nostro popolo [perchè] per mezzo suo [è] stato tramandato per generazioni un grande patrimonio di fede e di sapienza cristiana, incarnate nella cultura e nella quotidianità di vita della gente dell’isola. La lingua nostra materna sarda va anche apprezzata e onorata nelle forme di preghiera individuali e collettive”.

Persino l’arcivescovo Mani, che solo qualche mese fa oppose un netto diniego alla celebrazione della Messa in sardo, oggi si dimostra più disponibile, a patto che ci sia –ha affermato- l’autorizzazione della Santa sede e che si approvino i testi in Sardo. Bene: che allora si proceda all’approntamento dei testi e all’ottenimento delle autorizzazioni. Senza ulteriori tentennamenti né ritardi. Non sarà sicuramente difficile trovare traduttori ed esperti, specie a fronte del grande risveglio e interesse per la Lingua sarda avutosi negli ultimi anni.

*storico

 

(Pubblicato su Il Sardegna del  13-9-2008)

 

Il Papa Ratzinger parla in Sardoultima modifica: 2008-10-22T08:41:08+02:00da zicu1
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