Carlo Alberto (1831-1849)

I TIRANNI SABAUDI

n.7 Carlo Alberto (1831-1849)

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di Francesco Casula

Non destinato al trono, diventò re dello Stato sardo nel 1831 alla morte dello zio Carlo Felice che non aveva eredi. Carlo Alberto ebbe diversi soprannomi, fra cui Italo Amleto, assegnatogli da Giosuè Carducci per il suo carattere cupo, conflittuale ed enigmatico ma soprattutto ebbe l’appellativo di Re Tentenna, perché oscillò a lungo sia come principe di Carignano che come re di Sardegna fra liberalismo e conservatorismo reazionario: così nel 1821 diede e poi ritirò l’appoggio ai congiurati che volevano imporre la costituzione al re Vittorio Emanuele I di Sardegna, sostenendo i vari movimenti legittimisti d’Europa contro i liberali; mentre ancora nel 1848 era indeciso se firmare lo Statuto o essere fedele al suo passato reazionario. E comunque “almeno nel primo periodo di regno, oltre ad essere come i suoi predecessori, un re assolutista e reazionario, era anche un timido e irresoluto”1.

Fu fermamente risoluto e deciso esclusivamente nella repressione violenta delle popolazioni sarde: in particolar modo dopo il 1832. Ricorrendo a un grosso contingente di truppe contro gli oppositori alla Legge delle Chiudende, soprattutto a Nuoro e nel Nuorese (Oliena, Mamoiada, Sarule, Orotelli, Bitti, Fonni, Orani), nel Goceano (Benettuti, Illorai, Bono) e nel Marghine ma anche a Benettuti, Ozieri, Pattada, Buddusò: nei luoghi cioè dove l’economia prevalente era basata sulla pastorizia, colpita a morte dalla privatizzazione delle terre.

La repressione indiscriminata nei confronti delle popolazioni sarde, nel classico stile sabaudo con galera, esilio, fucilazioni e torture indicibili, sarà denunciata, con forza e determinazione da Giorgio Asproni, alla Camera dei deputati: ”La vera istoria racconterà le scellerate fucilazioni; le infamie decretate e non patite; le condanne di vecchi e innocenti uomini alle galere; gli spasmi delle famiglie per i loro cari mandati in esilio per ingiusti sospetti, per deferenze vili e per sdegnosa e nobile renuenza a tradimenti immorali; gli schiaffi e le battiture ai dete­nuti carichi di ferri in mezzo a’ birri; il bastone, di costume barbaro, applicato alle spalle dei testimoni che per terrore dei maltrattamenti s’evadevano; il rigoroso digiuno, anzi la lunga fame a chi non depo­neva a genio di quei giudici spietati, e finalmente le insidie e gli stillicidi di acque freddissime fatti con studiata crudeltà sgocciolare dai tetti nella iemale stagione sul collo dei testimoni più tenaci in attestare il vero e negare il falso”2 .

La denuncia delle repressioni da parte dell’Asproni è del 27 giugno 1950: nello stesso giorno, sempre alla Camera dei deputati esprime in modo netto i suoi giudizi sui tumulti e le rivolte contro la Legge delle Chiudende, con l’abbattimento delle chiusure, le devastazioni, gli incendi e persino i numerosi omicidi: ”I ricchi diedero mano – disse l’Asproni – ad usurpare i terreni comunali e della povera gente. I pastori erano naturalmente scontenti e la prepotenza colmò la misura e ingenerò il dissidio. La giustizia pubblica non esaudiva i lamenti; l’irritazione era grande. Dopo un lustro di pazienza onesta sfogata in ricorsi rassegnati al superiore e sordo governo, i popoli trascorsero agli atti che suole insinuare la disperazione, consigliera terribile dei vessati mortali”3.

A proposito di repressione non possiamo sottacere l’infame delitto di cui il re Tentenna si macchiò con l’ordine, dato personalmente, della condanna a morte di un liberale sardo, Efisio Tola. Il reato? “per avere avuto fra le mani libri sediziosi”! Tola aveva 29 anni anni!

A merito storico di Carlo Alberto alcuni storici gli attribuiscono due grandi scelte, foriere secondo loro, di magnifiche e progressive sorti per la Sardegna

Carlo Alberto (1831-1849)ultima modifica: 2017-07-25T18:34:24+00:00da zicu1
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