Il significato storico e simbolico della cacciata dei Piemontesi da Cagliari

SADIE E I SARDI CHE UN GIORNO SI RIBELLARONO.

di Francesco Casula

Gramsci aveva chiamato “I nipotini di padre Bresciani” – il gesuita ultrareazionario che insegnò nell’Università di Sassari – molti scrittori italiani del primo novecento che si muovevano, sul versante culturale e politico, sulle sue orme. Parafrasando il grande intellettuale di Ales, sarei tentato di etichettare come “I nipotini di Giuseppe Manno e Vittorio Angius” coloro che si attardano ancora, a proposito de sa Die de sa Sardigna, a parlare di una ricorrenza fondata su un evento storico debole. Furono proprio i due storici sardi filosavoia  a considerare “robetta”, l’avvenimento del 28 aprile del 1794, alla stregua cioè di una congiura. “Simile interpretazione offusca – scrive Sotgiu – le componenti politiche e sociali e, bisogna aggiungere senza temere di usare questa parola, «nazionali». Insistere sulla congiura – cito sempre lo storico sardo – potrebbe alimentare l’opinione sbagliata che l’insurrezione sia stato il risultato di un intrigo ordito da un gruppo di ambiziosi…” . A parere di Sotgiu questo modo di concepire una vicenda complessa e ricca di suggestioni, non consente di cogliere il reale sviluppo dello scontro sociale e politico né di comprendere la carica rivoluzionaria che animava larghi strati della popolazione di Cagliari e dell’Isola nel momento in cui insorge contro coloro che avevano dominato da oltre 70 anni. Non fu quindi congiura o improvviso ribellismo: ad annotarlo è anche Tommaso Napoli, padre scolopio, vivace popolaresco scrittore ma anche attento e attendibile testimone, che visse quelli avvenimenti in prima persona. Secondo il Napoli “l’avversione della «Nazione Sarda» – la chiama proprio così – contro i Piemontesi, cominciò da più di mezzo secolo, allorché cominciarono a riservare a sé tutti gli impieghi lucrosi, a violare i privilegi antichissimi concessi ai Sardi dai re d’Aragona…”. Questo a livello storico. Ma ancor più importante è il significato simbolico: i Sardi, dopo secoli di rassegnazione e di asservimento, di abitudine a curvare la schiena, subendo ogni genere di soprusi, umiliazioni e sfruttamento, con un moto di orgoglio identitario, e un colpo di reni, di dignità e di fierezza, si ribellano e dicono: basta! In nome dell’Autonomia e dunque, pro esser meres in domo nostra. E cacciano i Piemontesi che rappresentano il dominio e con esso l’arroganza e la prepotenza.

Pubblicato su SARDEGNA Quotidiano del 28-4-2012

Il significato storico e simbolico della cacciata dei Piemontesi da Cagliariultima modifica: 2012-04-29T06:16:36+00:00da zicu1
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