NO ALLA STATUA DEL TIRANNO

Fine ‘700, inizio ‘800: la repressione sanguinaria dei tiranni sabaudi e il “contributo” infame di Pierre Francois Marie Magnon che l’Amministrazione comunale di Santa Teresa ha vergognosamente “glorificato” con una statua.

1.Bombardamento distruzione e devastazione di BONO.
Fallito lo sfortunato ed eroico tentativo di Giovanni Maria Angioy di liberare la Sardegna dal giogo feudale, nel maggio del 1796 il Viceré creò una commissione militare guidata da Efìsio Pintor Sirigu, detto ”Pintoreddu” che partì da Cagliari per assoggettare con la forza i villaggi in rivolta contro il feudalesimo Tra i villaggi in rivolta vi era anche Bono: paese natale dell’Angioy.
Ecco come racconta il fatto il più grande storico della Sardegna sabauda, Girolamo Sotgiu: “Efisio Pintor accompagnato dai delegati Musso e Guiso, con 900 uomini e 4 cannoni marciò su Bono per una vera e propria spedizione punitiva. Gli abitanti della cittadina del Goceano si erano preparati all’attacco, e se non poterono impedire che gli armati entrassero nella città e la mettessero a ferro e fuoco, persino spogliando le chiese degli arredi sacri, costrinsero però gli assalitori a una precipitosa ritirata, nella quale molti furono gli uccisi e feriti. La repressione fu così spietata – ricorda Sotgiu – che la musa popolare ne ha lasciato testimonianza:
Cantu baiat nos hana brujadu/tancas, binzas e domos e carrelas/et pro cussu Pintore est infamadu/in sa Sardigna e in tota sa costera”. [Girolamo Sotgiu, Storia della Sardegna Sabauda, editori Laterza,Bari, pagine 215-216].

2.Arriva in Sardegna nel 1799 l’ufficiale sabaudo Francesco Maria Magnon, savoiardo di nascita, acceso legittimista e ultrareazionario. Scappa perché “si rifiuta di vivere sotto il governo dei francesi” (leggi di Napoleone che aveva occupato il Piemonte).

3. 1800: Eccidio a Thiesi.
Verso le sette del mattino del giorno 6 ottobre 1500 uomini armati mandati da Sassari dal Conte di Moriana (fratello minore di Carlo Felice) si mossero verso Thiesi, paese simbolo della lotta antifeudale
Il paese, difeso da 800 uomini, si preparò ad impedire il saccheggio con ogni mezzo.
Le truppe inferocite si scagliarono contro i trinceramenti tiesini. Le truppe regolari cessata la resistenza si ritirarono verso Sassari lasciando però il paese in mano ai banditi arruolati per l’occasione con la promessa dell’amnistia, i quali sfondarono gli usci delle case, razziarono tutto ciò che era possibile razziare, usarono violenza sulle donne che cercarono di difendersi con bastoni e spiedi arroventati.
Tutto il villaggio fu tristemente ammantato di lutto, non solo per le violenze e per le grassazioni subite ma anche e specialmente perché nell’eccidio perdettero la vita 14 persone, 34 rimasero ferite (due di queste morirono nei giorni seguenti) e furono incendiate quasi totalmente 18 abitazioni.
Pare che al massacro di Thiesi abbia partecipato il Magnon.

4.Nel 1802 Magnon partecipò alla caccia e alla cattura del rivoluzionario Francesco Cilocco: il rivoluzionario sardo unitosi al sacerdote Francesco Sanna Corda in una rivolta tesa a instaurare una Repubblica sarda indipendente, sotto la protezione della Francia rivoluzionaria.
Su Cilocco pendeva una taglia di 50 scudi. Braccato in tutta l’isola fu catturato il 25 luglio proprio dal Comandante Pier Francesco Maria Magnon: “Solo diressi l’arresto di Cilocco”, scriverà orgogliosamente in una nota al viceré l’8 agosto del 1807, ricordando quei fatti come appartenenti a “un’epoca gloriosa” (Carlo Pillai in “La rivoluzione sulle bocche”, Della Torre Edizioni, Cagliari, 2003)
Grazie a questa dimostrazione di fedeltà alla volontà monarchica di repressione degli atti della rivoluzione sarda Pier Francesco Maria Magnon venne immediatamente nominato Comandante della Torre di Longon Sardo.
L’eroe sardo, una volta catturato fu messo, sanguinante e pesto, su un asino e fatto entrare prima a Tempio e poi a Sassari, – dopo aver attraversato molti altri paesi sempre sul dorso di un asino – fra la folla accorsa a vedere lo spettacolo e una ciurma di giovinastri prezzolati che fischiavano e gridavano:
Fu inoltre colpito da una frusta, di doppia suola intessuta con piombo, a tal punto che non può rimanere né in piedi né coricato ma carpone. Una fustigazione deprecata persino da uno storico conservatore e cortigianesco come Giuseppe Manno.
Flagellato dal boia e afforcato con sentenza dell’ 11 agosto. il 30 agosto 1802, all’età di trentatré anni, pur disfatto per le torture subite, saliva sulla forca. Il suo corpo, rimasto esposto per diversi giorni, fu decapitato e la testa esposta in pubblica piazza da monito per tutti.
E un Comune sardo può dedicare una statua a un infame che è stato responsabile primo di tale assassinio efferato!

ultima modifica: 2021-04-07T09:50:16+02:00da zicu1
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