Chi ha paura di sa DIE?

 di Francesco Casula

Sa DIE, come Festa nazionale del popolo sardo, unica nostra Festa “non ottriata”, nel corso degli anni è stata via via depotenziata: e non solamente per gli investimenti finanziari viepiù ridotti. Da parte poi della Regione sarda e delle Istituzioni è stata sostanzialmente azzerata, cancellata. Probabilmente l’opera di studio, ricerca, confronto, sensibilizzazione che vi è stata nei primi anni, dopo l’istituzione nel 1993, ha spaventato soprattutto la politica. Così la “Festa” da occasione di studio e di risveglio identitario e linguistico, si riduce nel tempo a rito formale e liturgia vuota: con l’Amministrazione Soru viene annacquata e svuotata dei significati storici e simbolici più “eversivi”; la Giunta di Cappellacci la stravolge del tutto: viene addirittura dedicata alla Brigata Sassari! E Pigliaru, la seppellisce definitivamente. L’attuale Giunta ha altro cui pensare: equilibri di potere. Ma fin dai primi anni, dopo la sua istituzione, soprattutto da parte di certa intellettualità, se non ascara certo culturalmente subalterna, ai paradigmi storici e storiografici italici, sono state avanzate riserve in merito alla “forza” dello stesso Evento del 28 aprile del 1794: 1. Sarebbe stata “robetta” quello di “cacciare” 514 piemontesi, savoiardi e nizzardi. Dimenticandosi che lo stesso numero è enorme: Cagliari aveva allora 20.000 abitanti, duncas sulla groppa di ogni 40 cagliaritani pesava un parassita che ruotava intorno al vicerè, arrogante e prepotente. 2. Sarebbe stata sostanzialmente una “congiura” de unu grustu de burghesos, antzis de bator abogadeddos, illuministas. Guarda caso, tale ipotesi, combacia esattamente con le posizioni degli storici filo sabaudi come Giuseppe Manno e Vittorio Angius, che, appunto, avevano parlato di “congiura”! 3. I sabaudi sarebbero comunque ritornati dopo qualche mese. Questo è vero. Ma che significa? Dopo la Rivoluzione francese si afferma un despota come Napoleone. E dopo la caduta del Corso si restaurano in tutta l’Europa regimi autoritari, assoluti e liberticidi. Ciò significa negare valore all’Evento dell’89? Chi fa questa obiezione non sa o non capisce che la storia non ha un andamento lineare e rettilineo, ma rinculi e ritorni all’indietro, cadute e regressioni. In realtà personaggi e intellettuali di valore e diversa provenienza culturale e politica (da Lussu a Lilliu a Maria Rosa Cardia) riconoscono e sostengono l’importanza di quell’evento e di quella temperie culturale e politica in cui si radica la Sardegna moderna, in cui si afferma e si sedimenta una nuova consapevolezza e coscienza da parte dei Sardi. Questi infatti dopo secoli di rassegnazione, di abitudine a piegare la schiena, di obbedienza, di asservimento e di inerzia, per troppo tempo abituati a abbassare la testa, sopportando ogni tipo di prepotenza, umiliazione, sfruttamento, sberleffi e prese in giro, con un moto di orgoglio nazionale e un colpo di reni, di dignità e di orgoglio, si ribellano e alzano la testa, raddrizzano la schiena e dicono basta! E voglio precisare che “quelle temperie culturale e politica” non abbraccia – come si suole comunemente affermare – il cosiddetto triennio rivoluzionario (1794-96) ma più che un trentennio rivoluzionario: dal 1780 (rivolta di Sassari contro il governatore Allì di Maccarani ) al 1812 (Rivolta di Palabanda). E allora? Allora, al di là dei pretesti sulla “debolezza” dell’Evento o altre tontesas, la verità è che sa DIE dà fastidio. E’ una festa “pericolosa” e “sovversiva”. Anzi: eversiva. Perché può mettere in crisi i compromessi e gli equilibri di potere prima ancora che i paradigmi culturali e politici di tutti i partiti che dominano la Sardegna: del centro sinistra come del centro destra. Di ieri come di oggi. Per questo l’hanno, di fatto cancellata.

Chi ha paura di sa DIE?ultima modifica: 2020-05-04T09:11:37+02:00da zicu1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento