Emilio Lussu

EMILIO LUSSU*

Il mitico comandante militare, il fondatore del Partito sardo, il combattente antifascista, il grande scrittore.

Emilio Lussu nasce ad Armungia (Ca) il 4 Dicembre 1890 in cui conosce “gli ultimi avanzi di una società patriarcale comunitaria senza classi”. Laureatosi a Cagliari in Giurisprudenza nel 1915, interventista convinto e chiassoso, partecipa con entusiasmo, “con l’elmo di Scipio in testa” alla Prima Guerra mondiale, trascinato da una forte passione civile, ispirata a sentimenti democratico-risorgimentali, introiettati durante le giovanili esperienze nell’Università di Cagliari.    Al fronte, sperimenta invece sulla propria pelle, l’assurdità e l’insensatezza della guerra: la vita dei soldati sardi morti, a migliaia, in inutili azioni dimostrative richieste dalla scellerata strategia del generale Cadorna (“più utile al nemico da vivo che da morto” lo definirà) susciterà in lui un moto di ribellione consapevole e una rivolta morale alla guerra e alla classe che la provoca.Leggendario comandante della “Brigata Sassari”, prima tenente poi capitano, per il suo eroismo gli verranno assegnate ben quattro medaglie, diventando poi per i Sardi –e non solo per gli ex combattenti- un vero e proprio mito.Finito il conflitto bellico, Lussu viene trattenuto in servizio di punizione alla frontiera iugoslava, “colpevole” di aver dimostrato i traffici illeciti di un generale a danno dei beni dell’esercito. Rientrato in Sardegna solo nel 1919, partecipa alla fondazione del Partito sardo d’azione la cui nascita, secondo lo stesso Lussu , è da porre in stretta relazione con l’esperienza della guerra, con il senso di solidarietà creatosi fra i soldati sardi al fronte, con la presa di coscienza politica che era avvenuta non solo in lui ma anche da parte dei suoi compagni.  “Non fu –scriverà Lussu- propriamente un movimento di reduci, come quello dei combattenti in tutta Italia. Fin dal primo momento fu un generale movimento popolare, sociale e politico, oltre la cerchia dei combattenti. Fu il movimento dei contadini e dei pastori”.Nelle liste del Partito sardo d’azione Lussu verrà eletto deputato nel 1921 e 1924, rappresentandolo in Parlamento fino al 1926, quando dovette fare i conti con il nascente fascismo di Mussolini e con le provocazioni e le violenze dello squadrismo in camicia nera.Dichiarato decaduto in quanto “aventiniano”, il 31 Ottobre del 1926 quando ormai il fascismo stava imponendo la sua dittatura con le “leggi fascistissime”, lo scioglimento dei partiti e dei sindacati di ispirazione socialista e cattolica, Lussu viene assalito nella sua casa a Cagliari da un gruppo di fascisti. Quello stesso giorno a Bologna, c’era stato un attentato, fallito, contro il duce e i fascisti non perdono l’occasione per scatenarsi ovunque alla caccia degli oppositori. Per difendersi Lussu spara un colpo di pistola contro il primo squadrista che gli si presenta davanti e lo uccide. Arrestato e assolto dai giudici in istruttoria per legittima difesa, viene però condannato in via amministrativa da una commissione fascista, in base alle leggi eccezionali per la difesa dello Stato, volute da Mussolini, a cinque anni di deportazione a Lipari dove conosce –fra gli altri- Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Fausto Nitti, con cui nel 1929, dopo quattro tentativi falliti riesce a evadere avventurosamente per rifugiarsi a Parigi.Qui da esule, insieme ad altri emigrati politici italiani –fra cui Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli-  sarà fra i fondatori di “Giustizia e Libertà” di cui rappresenterà l’ala rivoluzionaria. Nel 1936 verrà ricoverato nel sanatorio di Clavadel-Davos dove sarà sottoposto a un difficile intervento chirurgico ai polmoni, in seguito all’aggravarsi di una malattia seria, la Tbc, contratta nel carcere fascista, malcurata a Lipari e trascurata nell’esilio.Nel corso della degenza porterà a termine la stesura dell’opera Teoria dell’insurrezione in cui sostiene l’insurrezione popolare antifascista e un nuovo ordine statuale improntato al federalismo democratico e repubblicano. Nel 1937 scrive Il Cinghiale del diavolo, racconto sulla caccia che diviene pretesto per riepilogare le radici antropologiche dell’autore che, in quanto avvertite come autentiche, sono rievocate positivamente e ottimisticamente. Nel 1938 scrive il suo capolavoro: Un anno sull’altipiano, grande e mirabile denuncia di quel “macello permanente” che è la guerra.L’altra opera più famosa, in cui rievocherà le vicende politiche del decennio 1919-1929, Marcia su Roma e dintorni, la scriverà fra il ’29 e il ’33, insieme a La Catena. Nel 1968 scriverà il saggio politico Sul Partito d’azione e gli altri, mentre uscirà postumo La difesa di Roma nel 1987.Partecipa alla guerra civile in Spagna poi alla Resistenza in Francia e in Italia. Ministro all’assistenza post-bellica (1945) e per i rapporti con la Consulta (1945-46), fu deputato alla Costituente e in seguito senatore prima di diritto (1948) poi eletto fino al 1968.Muore a Roma alle 14 di Mercoledì 5 Marzo del 1975 a 85 anni, povero e in casa d’affitto.

1. Marcia su Roma e dintorni

In Marcia su Roma e dintorni Lussu rievoca le vicende politiche del decennio 1919-1929: un libro testimoniale da cui comunque è possibile ricavare un nitido e complessivo quadro della situazione politica italiana e sarda di quel decennio. Così la lotta degli antifascisti, i cedimenti e le complicità con le illegalità fasciste dei poteri costituiti, (che avrebbero dovuto difendere invece e garantire le istituzioni liberali e democratiche), gli opportunismi dei singoli pronti a schierarsi, – è il caso dell’onorevole Lissia – in barba ai principi proclamati fino al giorno prima, con i più forti del momento, diventano oggetto di una narrazione avvincente, sostenuta da una forza ironica non comune.“Ironia che –scrivono Rosario Contarino e Marcella Tedeschi in Letteratura Italiana, Dal fascismo alla Resistenza, Editori Laterza, Roma-Bari 1980, pag137- è senza alcun dubbio strumento del moralismo di Lussu, ma, lungi dal condurre a una lettura sorridente e conciliativa, tesse sempre inquietante lo spettacolo con la ferocia erosiva di chi, fedele al suo modo di fare politica, nella volontà attivistica vede l’unica chance di salvezza per un’epoca tragica”. 

Giudizio critico

In una interessantissima “vita” di Emilio Lussu, Giuseppe Fiori scrive: ”capitò all’autore di Un anno sull’altopiano e di Marcia su Roma e dintorni di definirsi <un cavaliere di razza fenicia>. E cavaliere fu: non nel senso di cavaliere medievale, armatura e lancia in resta; ma sicuramente nel senso di <balentia>, <hominia>, umanità e carattere, fermezza sui principi, rigore, disinteresse personale, mani pulite…”. Lo stesso Fiori a proposito di Marcia su Roma e dintorni scrive: “Un racconto vivo, alto, godibile tutto…la stupidità del generale Leone ha un che di grandioso, di monumentale. E per contrasto ci coinvolge e tocca l’ineroicità del pastore-contadino-soldato pronto all’adempimento del dovere ma con passione per la vita non per la morte” [Giuseppe Fiori, Il cavaliere dei rossomori, Einaudi editore, Torino, 1985, pag.304]

Per Geno Pampaloni, Marcia su Roma e dintorniè connotata da un’impeto espressivo di forte suggestione, da storico aggressivo e incisivamente ironico dell’avvento fascista”.

ANALISI

A metà Ottobre del ’22, dunque meno di due settimane prima della nomina di Mussolini a capo del governo, -è l’autore a riferircelo in Marcia su Roma e dintorni–  Lussu ha un colloquio a Roma con  l’on. Lissia. Questi sosterrà enfaticamente: ”Se il fascismo trionfa la civiltà del nostro paese rincula di venti secoli”. E ancora: “Abbiamo il dovere di batterci fino all’ultima goccia di sangue. Se non lo faremo sarà l’onta per noi e per i nostri figli”.“Cisalutammo come due combattenti – prosegue Lussu – che si danno appuntamento in trincea. Dopo di che rientrai in Sardegna ed egli rimase a Roma per sistemare degli affari”.“Quale non fu la mia meraviglia nell’apprendere, subito dopo la <Marcia su Roma> che egli faceva parte del Ministero di Mussolini, come sottosegretario alle Finanze”, commenta Lussu.Poco tempo dopo infatti il vice ministro fu inviato in Sardegna come fiduciario del duce, con ampi poteri, soprattutto di promesse”. In un capitolo l’autore descrive, in modo spassoso, il “ricevimento” organizzato nell’Aula del Consiglio Provinciale. La comicità esilarante della descrizione è “giocata” soprattutto sulla “danza del sigaro” messa in scena dall’oratore viceministro: che occorrerebbe leggere, parola per parola, per poterla “gustare”. “Danza del sigaro” che potrebbe diventare un topos letterario e l’espressione quindi essere elevata a metafora del fenomeno del “voltagabbanismo”.La prosa lussiana si muove nel caratteristico tempo narrativo pieno di fatti e cose, nello stile rapido e impaziente. Distante da ogni forma di pietismo, la storia che narra non vuole essere storia interiore ma lucida cronaca in cui l’autore, io narrante, si riserva il ruolo di indagatore e censore, in questo caso del “voltagabbanismo” di Lissia.Lussu, scrittore irregolare, difficilmente incasellabile in qualche “ismo” tradizionale, refrattario alle etichette e senza maestri, manifesta segnatamente in questo capitolo –ma il discorso attiene alla sua opera complessiva, specie ai due capolavori – una scrittura che è agli antipodi della vuota retorica dannunzianae futurista, con cui identifica la letteratura tanto da assegnare a questa una valenza negativa. E comunque sfugge agli schemi tradizionali della letteratura accademica, come fuga dalla realtà e tutta ripiegata in se stessa: la sua scrittura infatti impastata di realtà e di valori etico-politico-sociali alti e forti è caratterizzata da un giro di parole essenziale e rapido, dai gesti e dagli scatti veloci e ironici, dai toni vivaci, dal sapido, icastico e sottile umorismo, dai tratti parodistici intinti nel sarcasmo, dal gusto dei ritratti satirici e corrosivi, tanto che in essi possiamo sentire “lo schiocco delle scudisciate” (Peppino Fiori). 

L’ironia di Lussu e il lessico sardo-campidanese.

L’ironia di Lussu trova fondamento nella tradizione umoristica sarda. A conferma di quanto lui stesso sostiene “…Nella letteratura non ho maestri. L’ironia che mi viene attribuita come caratteristica dei miei scritti non è mia ma sarda. E’ sarda atavicamente…”Ciò vale in modo particolare per la letteratura in lingua sarda ma segnatamente nella variante campidanese che Lussu ben conosce. Essa s’impernia su una abitudine canzonatoria e ironica: meno sonora e sostenuta del logudorese, si presta infatti maggiormente alla beffa e al rapido motto. Essa infatti già di per se stessa risulta particolarmente adatta per esprimere la satira, il comico, l’ironico, il giocoso: più delle altre varianti della lingua sarda. Forse perché lo stesso dizionario di immagini, lo stesso lessico dei modi di dire e di schemi figurativi possiede già al suo interno idee e impressioni atteggiate dall’anima popolare nella forma del paradosso, della battuta, della satira. Questo spiega –fra l’altro- perché in sardo-capidanese sono state prodotti capolavori come Sa scomunica de predi Antiogu.

2. Un anno sull’altipiano

Durante l’esilio francese e la permanenza in un sanatorio svizzero, presso la casa di cura di Clavadel dove si era ricoverato per curare un’infezione polmonare, nella primavera del 1936 quando in Spagna già infuriava la guerra civile, Emilio Lussu scrisse Un anno sull’altipiano, pubblicato per la prima volta a Parigi su insistenza di Gaetano Salvemini nel 1938. In Italia l’opera uscì solo nel 1945, a Liberazione avvenuta. La forzata sosta dell’attività politica indusse dunque l’uomo Lussu a rievocare uno dei momenti più importanti della sua vita e della sua formazione umana e civile che più che nelle aule universitarie si era realizzata proprio nelle trincee degli Altipiani di Carso, di Asiago della Bainsizza, con la Brigata Sassari.Un anno sull’altipiano è la cronaca di guerra direttamente vissuta da Lussu, in una posizione drammatica: da una parte interventista, dall’altra oppositore della classe dirigente. “Io non ho raccontato che quello che ho visto […] ho rievocato la guerra così come noi l’abbiamo realmente vissuta”, scriverà in seguito. Lineare nella struttura –viene scartato persino l’artificio consueto del diario-  il libro racconta la storia di un anno cruciale (il 1917) come intuizione di esiti reazionari insospettati e di possibilità iniziali di rivolta. “Per la prima volta –scriverà Lussu in La Brigata Sassari e il Partito sardo d’azione– si rendevano conto che la guerra la facevano solo i contadini, i pastori, gli operai, gli artigiani. E gli altri dov’erano?…Altra scoperta: anche dall’altra parte la guerra la facevano i contadini e gli operai. E anche loro perché la facevano?”.Cogliendo e descrivendo gli aspetti quotidiani della cruda e confusa vita e realtà della trincea, drammatici, assurdi e grotteschi insieme, Lussu nel passo che si riporta spiega qual è il diaframma culturale che divide gli uomini in guerra, rinserrati dentro la stessa trincea ed esposti a tragiche sortite comuni: da una parte i fanti, i contadini, i pastori e dall’altra gli ufficiali, ma soprattutto i generali, di cui Leone ne è un significativo emblema, che mandano al macello sicuro i soldati. Due classi che non riescono a fondersi neanche attraverso l’orrore delle esperienze comuni, in mezzo al sangue e al fango. La barriera resta insuperabile. Solo alla fine alcuni ufficiali subalterni, poco a poco, capiscono il rapporto e vogliono superarlo a costo della vita, e i soldati pastori o contadini, alla fine si incontrano esprimendosi contro le menzogne, le ipocrisie, le ambizioni di una casta di generali che trovava giustificazione al proprio esistere esclusivamente nei mascheramenti patriottici. Sono loro i nemici, prima e oltre che gli austriaci, i nemici naturali. 

Giudizi critici

Carlo Salinari a proposito di Un anno sull’altipiano scrive “Chiudendo il libro al di là dei personaggi tragici e comici, delle scene di orrore, dei massacri e dei sacrifici, ti rimane nella mente il profilo pensoso dell’autore, sospeso nell’angoscioso dilemma che lo dilania: di aver voluto la guerra e di aver visto cadere tutte le sue illusioni”. Per lo stesso Salinari l’arte di Lussu si nutre “di un nuovo modo di guardare il mondo in cui forte era l’esigenza della scoperta dell’Italia reale, nella sua arretratezza, nella sua miseria, nelle sue assurde contraddizioni”. Per Leonardo Sole “la forza narrativa di Un Anno sull’altipiano nasce da una descrizione lineare (cornice scenica) che si fa racconto, si rafforza emergendo potentemente dalle sequenze di azioni teatrali (i dialoghi) e si restituisce alla linearità narrativa in forme del tutto nuove, che sanciscono la novità e la modernità di questa prosa polimorfica, in cui l’azione è ora fisica ora fortemente interiorizzata in forme magmatiche e implosive” [Il Teatro della parola in un Anno sull’altipiano, Leonardo Sole, in Emilio Lussu, trent’anni dopo, Alfa editrice, Quartu 2006, pag.46]

ANALISI

Il Lussu che scrive Un Anno sull’altipiano, ha lo sguardo puntato su fatti e persone la cui tragicità, unita alla tensione dolorosa della memoria, ha potentemente fissato inun eterno presente la drammaticità e lo scontro con gli alti ufficiali e generali, -in questo brano personificati dal generale Leone- con la loro incapacità, i limiti morali e la protervia, i vizi e le miserie, il disprezzo del valore della vita dei subalterni, gli atti di giustizia sommaria. Il testo costituisce l’esame di coscienza di un intellettuale che quella guerra aveva voluto e combattuto, accettandone tutte le conseguenze e soprattutto condividendo tutti i rischi di quanti l’avevano invece solo subita, ad iniziare dai contadini e dai pastori sardi in grigioverde, suoi commilitoni e compagni d’armi che a migliaia moriranno sul fronte.Al fronte dunque, nella cruda realtà della trincea, davanti a quei reticolati che almeno cinque milioni di Italiani vennero chiamati a rompere semplicemente con i loro petti, matura una nuova coscienza contro la mostruosa macchina bellica, e senza retorica e senza trionfalismi denuncia l’insopportabilità, anche fisica della guerra, quella tragica, crudele e assurda guerra di trincea, che si tramutò in un grande massacro, in una <inutile strage>, per utilizzare l’espressione del papa Benedetto XV. Altro che inebriante bellezza del sacrificio gloriosamente consumato al servizio della patria, come D’Annunzio e futuristi avevano retoricamente esaltato!Con il suo stile icastico e antiretorico, lapidario e colorito, dotato del vigoroso sapore dell’immediatezza, la rapidità e la brevità espressiva ovvero la secchezza strutturale della sua pagina unita alle folgorazioni metaforiche, Lussu è capace di immergere il lettore al centro della vicenda narrata e vissuta dall’autore, rendendolo così testimone e partecipe lui stesso alla vicenda.Attento osservatore della realtà circostante, uomo che si era formato nell’azione, a contatto con la vita pulsante degli uomini, ma anche uomo di robusta moralità posta a confronto con l’universo assurdo delle gerarchie militari, egli trovò nell’ironia lo strumento più adatto per far luce su un passato troppo a lungo mistificato.Ma dietro l’ironia, tagliente e corrosiva, l’umorismo, e persino il sarcasmo, si nasconde la tragedia di un dramma collettivo: nel sorridere degli eventi, ne scopre infatti il nocciolo di verità di una guerra che comporterà <l’inutile strage>.

Sarcasmo e ironia, che sono gli elementi caratterizzanti della prosa lussiana, universalmente considerati fra i tratti emblematici del suo stile e che rivelano le tracce di una ascendenza isolana di tipo etnico e culturale indubitabile. Un’ironia, “quella sottile e fredda ironia che all’improvviso rompe il racconto e lo commenta, o meglio costringe il lettore a farlo dentro di sé” (Enzo Enriques Agnolotti).

 

Bibliografia essenziale

Opere dell’Autore

Marcia su Roma e dintorni, Parigi 1923, Editore Einaudi,  Roma 1945.

Teoria dell’insurrezione, Parigi  Editore <Giustizia e Libertà>, 1936; Ed. Jaca-Book , Milano 1969.

-Un anno sull’altipiano, Parigi, Edizioni italiane di cultura, 1938; Edizioni Einaudi, Roma 1945.

-Il Partito d’azione e gli altri, Editore Mursia, Milano 1968.

-Il cinghiale del diavolo e altri scritti sulla Sardegna, a cura di Simonetta Silvestroni, Editore Einaudi, Torino 1976.

– La difesa di Roma, a cura di Giancarlo Ortu e Luisa Maria Plaisant, Editrice democratica sarda, Sassari, 1987.

Opere sull’Autore

-Rosario Contarino e Marcella Tedeschi, Letteratura Italiana, Dal fascismo alla Resistenza, Editori Laterza, Roma-Bari 1980.

-Giuseppe Fiori, Il cavaliere dei rossomori, Einaudi editore, Torino, 1985.

-Eugenio Orrù e Nereide Rudas (a cura di), L’uomo dell’altipiano, Riflessioni, testimonianze, memorie su Emilio Lussu, Tema editore, Cagliari 2003.

Emilio Lussu, trent’anni dopo (scritti di Giuseppe Caboni, Francesco Casula, Gianfranco Contu, Graziano Milia, Eugenio Orrù, Matteo Porru, Antonio Quartu, Nereide Rudas, Leonardo Sole, Renato Soru, Eliseo Spiga), Alfa editrice, Quartu, 2006.

* Tratto da Letteratura e civiltà della Sardegna di Francesco Casula, volume I, Edizioni Grafica del Parteolla, Dolianova, 2011, pagine 146-165.

 

Emilio Lussuultima modifica: 2014-02-03T10:28:28+01:00da zicu1
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