Il caso di Luiseddu Caria, dirigente di A Manca pro s’Indipendentzia

La repressione dello Stato ieri e pure oggi.

di Francesco Casula

Storicamente i Sardi, troppo spesso, hanno sperimentato la presenza dello Stato nel suo volto poliziesco. L’alibi della repressione è stato in genere il banditismo: fin dal 1899 quando, lo Stato italiano invia l’esercito per dare la caccia a qualche centinaio di uomini alla macchia: la “caccia grossa”. Come la chiamò Giulio Bechi. autore di un libro omonimo: caccia all’uomo delle selve, al bandito-cinghiale. Appena sbarcati a Nuoro e distribuiti tra i paesi della Sardegna centrale, i soldati – e con loro agenti di polizia e carabinieri – mettono il Nuorese in un vero e proprio stato d’assedio senza preoccuparsi di un’intera società che si vedeva invasa e tenuta in cattività. Con arresti, a migliaia, di donne, vecchi, ragazzi. Con il sequestro di tutte le mandrie, marchiate col fatidico GS, sequestro giudiziario. Un sequestro di persona in grande, per fare scuola. Banditi per il novello codice italiano: il codice de sa Mala Giustissia. Che non a caso verrà identificata dalla cultura e tradizione popolare, con i Carabinieri e la repressione da parte dello Stato. Tanto che in unu diciu famoso, un vero e proprio frastimu, “Anco ti currat sa Giustissia”, è sintetizzato l’augurio più cattivo e funesto che si possa rivolgere al peggior nemico. A un’altra “Caccia grossa” famosa assisteremo negli anni ’60, sempre con il pretesto del banditismo, con la repressione indiscriminata della popolazione, inerme e innocente. E con un giornalista, Ricciardetto (pseudonimo di Augusto Guerriero) che nel  settimanale “Epoca” invocava contro i Sardi persino l’utilizzo dei “gas asfissianti o per lo meno paralizzanti”. Oggi naturalmente l’apparato repressivo dello Stato non è più aduso a “cacce grosse”, anche perché l’alibi del banditismo è venuto meno. Ma la repressione continua. Spesso ingiustificata. Almeno quella che ha colpito recentemente a Nuoro un giovane universitario, Luiseddu Caria, dirigente del Gruppo indipendentista “A Manca”. Mentre stava distribuendo volantini di informazione contro la costruzione della nuova caserma di Pratosardo è stato fermato, condotto in caserma, perquisito e spogliato allo scopo di tentare di trovare sostanze stupefacenti. Ci chiediamo: che c’entra la droga?  Temiamo piuttosto che si tratti di accanimento contro un gruppo politico, anche nel passato recente più volte “perseguitato”. Con le accuse che si sono sempre rivelate del tutto infondate.

Pubblicato su Sardegna Quotidiano del 24-5-2013

 

Il caso di Luiseddu Caria, dirigente di A Manca pro s’Indipendentziaultima modifica: 2013-05-24T13:00:03+02:00da zicu1
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