DINO GIACOBBE: IL DIRIGENTE SARDISTA, IL COMBATTENTE ANTIFASCISTA.

DINO GIACOBBE:

 IL DELEGATO DEI COMBATTENTI, IL DIRIGENTE SARDISTA, L’ANTIFASCISTA.

 

Giacobbe delegato dei Combattenti e dirigente del PSD’Az. L’ipotesi di fare della Sardegna “un centro di resistenza armata al fascismo”.

Nel 1919 si congeda e rientra in Sardegna. Riprende gli studi e si laurea in Ingegneria civile all’Università di Roma l’11 dicembre 1921. In realtà aveva continuato gli studi anche sotto le armi. Scrive in una lettera del 1917 dal fronte: “Ho con me una discreta biblioteca: poeti italiani e latini ( D’annunzio, Pascoli, Carducci, Ovidio Virgilio) e testi scolastici di ingegneria (Castelnuovo, Analisi algebrica, Calcolo integrale e infinitesimale, Pascal).

Nel maggio del 1922 è nominato ingegnere del Comune di Nuoro. Il primo novembre del 1924 prende servizio alla Provincia di Cagliari. Intanto insieme a Emilio Lussu e Bellieni e altri fonda nel 1921 il Partito sardo. Nel sesto congresso dei combattenti (28 ottobre 1922) viene eletto delegato regionale.

Il Congresso dei Combattenti prima (il 28) e quello del Partito sardo poi (1l 29) si svolgono mentre la politica italiana è sconvolta dalla Marcia su Roma. Sarà proprio Giacobbe a ricostruire in una Lettera spedita a Gaetano Salvemini da Cagliari il 2 settembre 1926 quello che succederà a Nuoro il 28 ottobre, chiuso il Congresso dei Combattenti. Lo ricorda Salvatore Cubeddu in Sardisti21.

Ecco la sintesi: i dirigenti sardisti si riuniscono in casa dell’On. Pietro Mastino. Sono presenti Lussu, Mastino, Bellieni, Sale, Putzolu, Pili, Puggioni, Oggiano, Giacobbe , Adami, Manca e A. Senes.

Alcuni di loro ritengono che la Monarchia si accorderà col Fascismo eliminando tutte le libertà. In questo caso occorrerà iniziare subito “entro poche ore, un’azione di sorpresa contro i principali presidi militari dell’Isola” per fare della Sardegna “Un centro di resistenza per tutta l’Italia”.

Altri invece pensano che sia possibile agire solo se si verifichino almeno una di queste condizioni:”che resista il popolo, con successo in buone parti d’Italia; che resista l’esercito”.

Insomma: alcuni vogliono agire, qualunque cosa succeda: anche perché in quel frangente non era difficile radunare i Combattenti, per personaggi come Lussu e lo stesso Giacobbe che ne era il rappresentante.

Altri invece solo a determinate condizioni. Ma non viene elaborato un piano preciso. Non si farà niente.

 Allorchè scrive a Salvemini quattro anni dopo i fatti ricorda Cubeddu Dino Giacobbe è totalmente consapevole che il PSD’A di cui egli stesso era uno dei massimi dirigenti, aveva perso una storica occasione”.

 

-Giacobbe leader e combattente antifascista

 Il 31 dicembre del 1922 Giacobbe, viene ricevuto, in quanto delegato regionale dei combattenti – insieme a Luigi Oggiano, direttore del PSD’Az, a Raffaele Angius, delegato provinciale di Cagliari e a Rodolfo Prunas, delegato provinciale di Sassari – da Mussolini a palazzo Chigi. “Non accettiamo nessun accordo scriverà Giacobbe e la nostra linea di condotta è segnata definitivamente nei confronti del fascismo 22. E’ lo stesso netto diniego che Giacobbe aveva opposto, sempre nel mese di Dicembre a Asclepia Gandolfo, colonnello, divenuto poi generale e comandante di corpo d’armata, inviato come prefetto a Cagliari da Mussolini. Giacobbe – che aveva conosciuto Asclepia al fronte – fu tra i primi e principali suoi interlocutori.

E inizia così l’antifascismo militante di Giacobbe. Ecco come ce lo racconta : “Il 24 maggio del 1923 ho un incidente nel Corso di Nuoro con Giovannico Ballero. Più tardi nella sezione Combattenti ho un secondo incidente col capitano dei CC Meloni. Una decina di giorni dopo alcuni fascisti (Porcherino e Patata) vengono bastonati e io sono arrestato sotto l’accusa di complotto. Nel mese di settembre si fa il processo e sono condannato per tre mesi di carcere per oltraggio all’arma. Per l’incidente della sezione dei Combattenti sono deferito al Consiglio di Disciplina della Divisione e radiato dai ruoli degli Ufficiali” 23.

Nell’estate del 1924 lascia il posto di ingegnere del Comune di Nuoro. Nel novembre assume servizio all’Ufficio tecnico della provincia di Cagliari. Ma deve lasciarlo due anni dopo (novembre del ’26) dopo l’arresto che subisce in occasione della manifestazione fascista per l’attentato Zamboni. Nel gennaio del 1930 presta servizio all’Ufficio tecnico della provincia di Nuoro: ma è costretto a lasciarlo quando due anni dopo il prefetto si rifiuta di approvare la sua nomina per concorso.

Giacobbe sarà arrestato più volte. Ogni volta – mi ha riferito la figlia Simonetta – che arrivava un gerarca a Nuoro. In genere da fuori, ad iniziare dai Coinu e i Cualbu di Fonni.

A Nuoro capitò una volta che arrivano nella sezione sardista i fascisti: Giacobbe stende lo stendardo dei Quattro Mori e dice loro: andatevene o vi sparo. Più volte viene alle mani con i gerarchi nuoresi.

Nel maggio del 1937, Graziella Sechi, la moglie, e l’insegnante Mariangela Maccioni Marchi, vengono arrestate per aver espresso solidarietà e simpatia nei confronti di un giovane di Orgosolo, Giovanni Dettori, soprannominato Bande Nere, ammazzato mentre combatteva in Spagna contro i franchisti.

Graziella Sechi nell’interrogatorio in questura afferma ”E’ vero che in quella lettera manifesto simpatia verso Giovanni Dettori, morto combattendo fra i Rossi in Spagna. Io nutro simpatia verso tutti coloro che combattono per la propria fede. Mi dichiaro antifascista perché il fascismo non è un regime di libertà…”. Graziella resterà in carcere per 26 giorni, Angela per 39. Entrambe saranno poi diffidate e Angela sarà espulsa dall’insegnamento, nonostante dovesse mantenere e assistere la madre cieca. Sarà l’unica fra tutti gli insegnanti sardi contro cui il regime abbia adottato una misura così drastica: forse per la necessità di dare un esempio al combattivo ambiente dell’antifascismo nuorese, forse anche per colpire il prestigio che la Maccioni esercitava su molte amiche barbaricine, fra cui la sardista Marianna Bussalai, di Orani, che nonostante fosse più volte inquisita e perseguitata dalla milizia fascista, continuava a esaltare il Sardismo e la bandiera dei Quattro Mori e a mettere in ridicolo i gerarchetti fascisti locali con i suoi mutetos in Sardo:”Ite bella Nugòro/tottu mudada a frores/in colore ‘e fiama./ Ite bella Nugòro / solu a tie est s’amore/ ca ses sa sola mama / Sardigna de su coro. Viva sos Battor Moros/ in issos est s’ispèra / in issos est s’isettu. /Viva sos Battor Moros/ sa sarda bandera/ comente est in su pettus/est puru intro ‘e sos coros./Saludan’ sos sardistas /chin sa manu in su coro/ de sas iras fascistas / si nde ride’ Nugòro” 24.

Non contenti degli arresti e delle persecuzioni contro le due antifasciste nuoresi, il giornale della federazione fascista nuorese “Nuoro Littoria” scrive un articolo ingiurioso in cui arriva a chiamarle “due passionarie lesbiche”. Dino Giacobbe sfida a duello l’autore dell’articolo, il federale fascista Mario Canio e questo per tutta risposta lo fa arrestare. “Accetterà il duello più tardi – scrive Manlio Brigaglia – ma il prefetto proporrà che venga arrestato anche lui perché il duello è proibito dalla legge” 25.

Giacobbe sperimenta così la violenza degli attacchi sui giornali dopo il carcere e l’emarginazione economica e sociale: privato del suo impiego pubblico, ottenuto per concorso, il fascismo gli rendeva difficile anche l’esercizio della libera professione di ingegnere. A ciò si aggiungeva l’assillante sorveglianza fascista, che rendeva impossibile ogni gesto che non fosse di resistenza passiva. «La nostra capacità di sopportazione si è esaurita»., scriveva Dino in un suo diario. «ne concludo che con i mezzi legali l’Italia non potrà più scrollarsi la dittatura fascista: chi ne ha la forza deve andare a combattere il fascismo dove questo dà battaglia. Perciò in questo momento in Spagna».

Di lì a poco – scrive la figlia Simonetta –, il 2 settembre del ’37, Dino lascia clandestinamente l’Italia, raggiunge la Francia, governata in quel momento dal Fronte Popolare, col proposito di proseguire per la Spagna dove la guerra civile si era trasformata in uno spaventoso confronto internazionale fra nazifascismo e democrazia.

Anche Graziella, che era sulla stessa linea politica e l’aveva espressa apertamente nell’interrogatorio che aveva subito in carcere, ben volentieri avrebbe seguito il marito se non avesse avuto quattro bambini da proteggere” 26.

21. Salvatore Cubeddu, Sardisti, volume I, Edes, Collana della Fondazione Sardinia,  Sassari 1993, pagine 550551 .

22. Nelle sue «Memorie», opera citata.

23. Ibidem.

24. Frantziscu Casula, Zuanna Cottu, Marianna Bussalai, Alfa Editrice, Quartu, 2007, pagina 34.

25. Manlio Brigaglia, Il Messaggero sardo, Marzo 1986.

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