LA SCUOLA ITALIANA? ANTISARDA.

 

UNA SCUOLA CARICA

DI “RESIDUI RETORICI”

di Francesco Casula

In Sardegna inizia oggi, ufficialmente, il nuovo anno scolastico. In una scuola disastrata dal punto di vista delle strutture. Con aule fatiscenti o, comunque, insicure e fuori norma per la gran parte. Con brutali roncolate del Ministero sugli organici: per quest’anno sono previsti 1200 posti in meno (670 docenti e 512 personale ATA). Che verosimilmente diventeranno 1600 nell’organico di fatto. Non sono tagli: ma veri e propri sfregi. Che certo sono una conseguenza della diminuzione degli alunni. Ma anche –per non dire soprattutto-  di una politica ministeriale che ha ridotto il sostegno, azzerato la lingua straniera nelle elementari, eliminato i corsi serali, creato cattedre oltre le canoniche 18 ore, accorpato le classi. Il tutto a detrimento dell’apprendimento  e del sapere. Ad aggravare ulteriormente i poco invidiabili record negativi che abbiamo sul versante della dispersione e mortalità scolastica. Ad allontanare l’Isola dagli obiettivi dell’istruzione e della formazione stabiliti 11 anni fa a Lisbona dal Consiglio europeo per gli stati membri.

In questa scuola straziata, inoltre, permangono una didattica vecchia e contenuti astratti, nel migliore dei casi “residui retorici”: così li definiva Pasolini.

La realtà infatti è che la scuola italiana in Sardegna con i contesti sociali, ambientali, culturali e linguistici degli studenti non ha niente a che fare. Nella scuola la Sardegna è assente nei programmi, nelle discipline, nei libri di testo. Si studia l’Italia “dalle amate sponde” e “dell’elmo di Scipio”: con Orazio Coclite e Muzio Scevola, fantasie con cui Tito Livio intende esaltare Roma. Nella scuola si studia qualche decina di Piramidi d’Egitto, erette da centinaia di migliaia di schiavi, sotto la frusta delle guardie, ma non si studiano le migliaia di nuraghi, eretti da migliaia comunità libere e indipendenti..

La Sardegna, con le sue vicissitudini storiche, le dominazioni, la sua civiltà e i suoi tesori ambientali, culturali e artistici è del tutto assente: un diplomato sardo e spesso persino un laureato, esce dalla scuola senza sapere nulla dell’architettura nuragica, della Carta De Logu, della Lingua sarda, di Salvatore Satta.

A fronte di tutto ciò la Regione –che pure statutariamente ha competenze (art.5, comma a)- latita. E’ silente. Quando si sveglia è per dare 22 milioni alle scuole materne private.

 

 Pubblicato su Sardegna quotidiano il 15.09.2011

LA SCUOLA ITALIANA? ANTISARDA.ultima modifica: 2011-09-15T19:34:00+02:00da zicu1
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