Satira innata nella lingua sarda

sudÈ presente in molti Sardi un luogo comune: che la poesia in lingua sarda prevalentemente “canti” una Sardegna folclorica, “bella e galana”: con balli tondi, serenate, vendemmie e tosature. Sia ben chiaro: nella poesia sarda è presente anche questa Sardegna e non tutto, anche su questo versante è da buttare. Ma sicuramente non si esaurisce in essa. In Sardegna è esistita ed esiste anche una poesia satirica, con un forte timbro sociale, tanto che si può tranquillamente affermare che il gusto del motteggio e della battuta scherzosa, dello sberleffo, della canzonatura, dell’ironia e, più ancora, della raffigurazione del mondo sotto un profilo che ne metta in luce gli elementi paradossali, fa parte non solo del costume, ma dello stesso spirito isolano, grazie anche al forte potenziale umoristico della nostra cultura. “L’ironia che mi viene attribuita come caratteristica dei miei scritti –ebbe a scrivere Lussu- non è mia ma sarda. E’ sarda atavicamente”. Ciò vale in modo particolare per la letteratura in Sardo nella variante campidanese: che già di per se stessa risulta particolarmente adatta per esprimere la satira, il comico, l’ironico, il giocoso. Forse perché lo stesso dizionario di immagini, lo stesso lessico dei modi di dire e di schemi figurativi possiede già al suo interno idee e impressioni atteggiate dall’anima popolare nella forma del paradosso, della battuta, della satira. Questo spiega –fra l’altro- perché in sardo-campidanese sono state prodotti capolavori come “Sa scomunica de predi Antiogu”. Documento di ciò è il volume, da qualche settimana nelle librerie, “La poesia satirica in Sardegna” (edito da Della Torre, nella prestigiosa collana “I grandi poeti sardi in lingua sarda”), un’antologia a cura di Franco Carlini –scrittore e poeta satirico lui stesso- con l’introduzione dell’antropologo Giulio Angioni e con la presentazione e l’analisi della poesia in logudorese da parte di Salvatore Tola, di quella in gallurese da parte di Franco Fresi e di quella in campidanese da parte di chi scrive questa nota. Una particolare citazione merita Benvenuto Lobina e la sua poesia “Cuadeddu-Cuadeddu” in cui, sdegnato, affonda così il bisturi della satira contro gente di ogni risma riunita a Cagliari: sa pillandra furistera/su furoni s’abogau/spilligambas e dottoris/deputaus traittoris/munzennoris e bagassas. Questo, ieri. E oggi? (Francesco Casula, storico)

Da Il Giornale di Sardegna del 11/05/2010

Satira innata nella lingua sardaultima modifica: 2010-05-11T12:00:07+02:00da zicu1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento